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L’esordio peggiore, quello baciato dal successo

L’avvertenza che si trova in coda a molti romanzi , secondo la quale ogni cosa è frutto di invenzione ed eventuali somiglianze con persone e fatti sono dovuti al caso, fa pensare che, al contrario, alla base del racconto ci sia una storia vera, sia pure piccola, piccolissima, magari una scheggia soltanto.
Verosimiglianza o verità non sono la questione in ballo ne La solitudine dei numeri primi, un romanzo in cui è fin troppo evidente il parallelismo fra autore e protagonista. Eppure, a parte questa sensazione effettivamente non sempre piacevole, questa storia è in grado di appassionarci già dopo le prime pagine, tanto da non rendere peregrina l’idea di leggerlo tutto d’un fiato. Gli alienati, gli altri, persone particolari tanto da essere paragonate a numeri primi e alla loro inevitabile solitudine. Si, inevitabile. L’intera vicenda tratta infatti della grande attrazione fra due persone che la loro storia personale – le vicende di cui sono stati protagonisti fin da piccoli – ha reso soli. Soli nella loro prima forma di socializzazione: la famiglia. I genitori di entrambi: presenti, ingombranti, ma non amati, anzi rimproverati a tal punto da creare nel lettore un moto di benevolenza (la colpa è poi davvero sempre tutta dei genitori?). Soli a scuola e nelle relazioni con gli amici dei quali rappresentano lo scompenso, le aspirazioni e infine le delusioni. Un’attrazione – che si consuma nel tempo e nello spazio – fra poli che, lungo la narrazione, si scopre dello stesso segno. Una compensazione e un finale consolatorio non vengono neanche posti in essere, eppure nonostante ciò non una storia di reietti. Numeri primi si, ma presenti come tutti fra i numeri naturali.
Leggendo le pagine di Giordano credo di aver ritrovato molto del primo De Carlo, abbastanza di Uccelli da gabbia e da voliera e di Due di due, anche se qui priva della fondamentale componente generazionale. Sostanzialmente il De Carlo non ancora troppo uguale a se stesso. Il milione di copie, il fenomeno editoriale e il consenso della critica non spaventino Giordano, fin troppo preciso come il suo alter ego, al punto da portarlo a una seconda prova in carta carbone. Altrimenti meglio continuare a lavorare con i numeri.
Paolo Giordano stravince la sessantaduesima edizione del Premio Strega
Traguardo annunciato per il giovane fisico esordiente e per il suo La solitudine dei numeri primi, già sul podio del Campiello Opera Prima. Proclamato dal presidente di seggio Niccolò Ammaniti, vincitore dell’edizione 2007, affiancato dal nuovo direttore della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro, al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, Giordano, 26 anni, torinese, ha ottenuto il maggior numero di preferenze: dietro i 163 voti per La solitudine dei numeri primi si sono piazzati sul podio Ermannno Rea e il suo Napoli ferrovia (118 voti) e Cristina Comencini con L’illusione del bene (43 voti). Quarto e quinto posto per Diego De Silvia con Non avevo capito niente e Lidia Ravera con Le seduzioni dell’inverno. Il resoconto della serata romana del Corriere della Sera.
Paolo Giordano e Stefan Merrill Block al “Festival Letterature”
Paolo Giordano, autore del romanzo La solitudine dei numeri primi e lo statunitense Stefan Merrill Block, diventato famoso per Io non ricordo, saranno i protagonisti del prossimo appuntamento, dedicato ai migliori esordi dell’anno, di Letterature. Festival Internazionale di Roma.
Oggi a partire dalle ore 21 negli spazi della Basilica di Massenzio a Roma, i due scrittori ventiseienni leggeranno un testo inedito che hanno scritto appositamente per il festival ispirandosi al tema “Parola, Silenzio”. Il titolo del testo di Paolo Giordano è Vitto in the box, mentre quello dell’inedito di Stefan Merrill Block è Manicomio.
“Il tema Parole, silenzio proposto dal festival è molto interessante – dice Stefan Merrill Block – e il racconto che propongo dal titolo Manicomio credo sarà il nocciolo del mio prossimo romanzo. Il protagonista di questo racconto è mio nonno. Lui ha passato una parte della sua vita in un ospedale psichiatrico. Lì scrisse parecchie poesie insieme ad altri autori ricoverati, tra i quali Sylvia Plath. Ma quelle poesie non le ho mai lette perché alla sua morte mia nonna le bruciò. Io non ho conosciuto mio nonno, lui è morto quando mia madre aveva soltanto diciotto anni. In questo racconto provo a ricostruire i giorni in manicomio e l’atmosfera nella quale visse.”
I protagonisti di Vitto in the box di Paolo Giordano, sono un bambino e i suoi genitori. “Il mio racconto è un racconto a tre voci. È una piccola saga familiare che ruota attorno a un bambino che si nasconde nella valigia del padre. Le tre voci raccontano di le sensazioni legate alla sparizione e soprattutto all’assenza degli altri due.”
Esordienti di successo, apprezzati da critica e in testa alle classifiche di vendita, ci si chiede cosa abbia spinto, in una società dal consumo culturale veloce e sempre meno interessata al tempo lento della lettura, a scrivere. “Mi sono spesso chiesto come poter rispondere a questa domanda. Ho trovato la risposta dopo aver letto il discorso pronunciato da Orhan Pamuk al ritiro del premio Nobel e sono giunto alla conclusione che scrivo per la necessità di mettere ordine nelle cose”. Simile la risposta di Stefan Merrill Block: “Per me la scrittura è l’unica via per costruire un universo dove tutto abbia un senso e dove ogni pezzo sia al suo posto”
Ad arricchire la serata ci saranno saranno le letture di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni e l’accompagnamento musicale di Alessandro Lanzoni.
(Adnkronos/Adnkronos Cultura)





