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Sulla mafia senza paura, Cannes è Cosa Nostra.
Pur avendo messo mano al soggetto e alla sceneggiatura del film Gomorra, Roberto Saviano si è calato in un silenzio difficile da interpretare. In realtà non ha preso le distanze dal film tratto dal suo romanzo. La sua popolarità e le recenti polemiche su alcuni quotidiani potevano offuscare il prodotto cinematografico che, giustamente, deve avere una sua autonomia.
Rispetto al romanzo il film racconta l’aspetto antropologico, le stanze, gli odori, i massacri. È una apocalisse. Nella Gomorra di Garrone non c’è l’ossessione del business come nel libro. C’è il vivere in guerra, una guerra a qualche kilometro da Roma. Non dimentichiamo che la camorra ha ucciso 4mila persone da quando sono nato. Il terrorismo in tutti gli anni di piombo ne ha ammazzate 600… Le mafie in Italia hanno ucciso, negli ultimi trent’anni, circa 10mila persone. Più morti che nella striscia di Gaza. Ma è una guerra ormai considerata fisiologica che non genera scandalo. Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip.
[Roberto Saviano, Corriere della Sera Magazine, 13 maggio 2008]
Dopo aver fortemente impressionato la giuria, Gomorra si aggiudica il Gran Premio della Giuria al 61° Festival di Cannes. Lo sguardo sul presente, auspicato dal presidente della giuria Sean Penn, la rinuncia ad ogni compiacimento stilistico e un grande rigore formale contribuiscono alla realizzazione di questa bestia ruggente, poderosa, disperata, ipnotica e infantile che appunto, può essere definita in un modo soltanto: un capolavoro (Sandro Veronesi). Garrone ci aveva già impressionato e inquietato con L’imbalsamatore (2002) e Primo amore (2003), con Gomorra però affonda impietosamente le mani nella materia viva e pulsante del cinema e della storia, passata e presente, del nostro Paese.

Nel film non si vede il potere, non si vedono i boss, al limite si vede qualche ras di quartiere che non ha nulla di carismatico o messianico, nemmeno l’ottimo Toni Servillo (presente al Festival con due film), onesto operatore nel campo dei rifiuti speciali. Uomini chiattoni e armati si muovono lenti, inesorabili e senza volto, sembrano quasi degli enormi scarafaggi instancabili eliminatori. Fantastica la scena girata nella villa del boss Schiavone (costruita sul modello di quella di Tony Montana in Scarface), in cui i due protagonisti rifanno il verso del film di Brian De Palma. Perché, dice Garrone, il cinema ha un grande fascino e la criminalità spesso prende spunto dalla finzione e non viceversa.
Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.
La palma di libro dell’anno 2007 va a Gomorra di Roberto Saviano. In realtà questo romanzo è uscito nelle librerie nell’aprile del 2006 e, grazie ad un certo tam tam mediatico, ha rapidamente conquistato le vette delle classifiche di vendite in Italia. In quella stessa estate si parlava, forse eccessivamente, della figura dell’autore, costretto a vivere sotto scorta perché la camorra se l’era eufemisticamente legata al dito. Nel 2007 il libro ha surfato sulle creste delle classifiche con una costanza vista raramente per un’opera prima.
Inutile dire, che grazie alle cronache di questi giorni, riguardanti Napoli alle prese con l’emergenza (“quindi clamoroso affare economico” Sergio Rizzo, Corriere della Sera 3/1/08 ) rifiuti, viene voglia di risfogliare Gomorra alla ricerca delle parole che ci hanno illuminato, infatti l’emergenza dura da 14 anni. Chi non conosce la realtà campana, difficilmente può comprendere i meccanismi che muovono le persone, criminali e non. Qualcuno ha detto “Napoli è un paradiso popolato di diavoli”. Saviano ha dato voce a questi diavoli. La sua non è un’analisi sociologica, ne tanto meno un reportage sul campo (questo era ciò che pensavo inizialmente), ma un viaggio come dice nel sottotitolo. Esatto, non c’è nulla di più corretto che pensare a questo libro come alla narrazione di un viaggio all’interno del citato sogno di grandezza della camorra, un viaggio nei gironi infernali dello Stato. L’autore, fra rallentamenti e accelerazioni, racconta tutta la filiera del sistema economico criminale. Crimini quasi misconosciuti per quanto non riescono a raggiungere i titoli dei giornali e le case degli italiani attraverso i tg. Qualche servizio, mandato in onda in questi giorni, ha per caso indicato le radici dell’attuale problema monnezza (così la chiamano al sud apostrofa, come fosse una divertita nota di colore, il tg5 del 2 gennaio)? Ma questa è solo una delle strade, uno dei tentacoli dell’impero economico narrato da Saviano, lucido indagatore dei mali della sua terra, la nostra terra.Così si sono concluse le votazioni per il libro del 2007. Per quanto riguarda i dati del pool svoltosi sul Corriere della Letteratura i numeri sono abbastanza esigui. Niente di trascendentale per un blog nato poco più di un mese fa, chiaramente. Non amo sbandierare sondaggi come alcuni politici nostrani, quindi, con beneficio d’inventario possiamo ritenere questo il libro del 2007 (lo è sicuramente per EremoLetterario) in attesa del risultato del tg1 libri.
Nel frattempo, buon Libro del 2008 a tutti.






