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La più grande fortuna al mondo? Quando si ha quello che serve invece di quello che si vuole, grossomodo.
Ho appena terminato Sunset Limited il “romanzo in forma drammatica” di Cormac McCarthy uscito il 3 giugno. Leggendolo, sin dalle prime pagine, non potevo fare a meno di ricordare il racconto presente ne La Gaia scienza di Friedrich Nietzsche, noto come L’uomo pazzo.
Era il 1882 quando il filosofo tedesco faceva pronunciare al suo folle uomo parole dal profondo significato religioso e morale, prendendo Dio come metafora del mondo in generale, senza riferimenti teologici diretti, per significare e sintetizzare la decadenza di un’intera società.
Non si tratta di un’invettiva ateistica contro le tradizioni religiose, ma di una constatazione: il mondo borghese-capitalistico moderno è un mondo senza Dio. Non resta che prenderne atto e agire di conseguenza. Da allora un nuovo secolo si è affacciato, ma il pensiero dell’uomo con la lanterna di Nietzsche non è tramontato, né è stato smentito, anzi, è tornato prepotentemente ad affacciarsi, nella sua natura di monito e di disperata speranza.
Non avete mai sentito parlare di quell’uomo pazzo che, in pieno mattino, accesa una lanterna, si recò al mercato e incominciò a gridare senza posa: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. Trovandosi sulla piazza molti uomini non credenti in Dio, egli suscitò in loro grande ilarità. Uno disse: “L’hai forse perduto?”, e altri: “S’è smarrito come un fanciullo? Si è nascosto in qualche luogo? Ha forse paura di noi? Si è imbarcato? Ha emigrato?”. Così gridavano, ridendo fra di loro… L’uomo pazzo corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò: “Che ne è di Dio? Io ve lo dirò. Noi l’abbiamo ucciso… io e voi! Noi siamo i suoi assassini! Ma come potemmo farlo? [...] Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino? Ciò che vi era di più sacro e di più potente, il padrone del mondo, ha perso tutto il suo sangue sotto i nostri coltelli. Chi ci monderà di questo sangue? Con quale acqua potremo rendercene puri? Quale festa sacrificale, quale rito purificatore dovremo istituire? La grandezza di questa cosa non è forse troppo grande per noi? Non dovremmo divenire Dei noi stessi per esserne all’altezza? Mai ci fu fatto più grande, e chiunque nascerà dopo di noi apparterrà per ciò stesso a una storia più alta di ogni altra trascorsa”. A questo punto l’uomo pazzo tacque e fissò nuovamente i suoi ascoltatori; anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Quindi gettò a terra la sua lanterna che andò in pezzi spegnendosi. “Vengo troppo presto”, disse, “non è ancora il mio tempo. Questo evento mostruoso è tuttora in corso e non è ancor giunto alle orecchie degli uomini. Per esser visti e riconosciuti lampo e tuono hanno bisogno di tempo, la luce delle stelle ha bisogno di tempo, i fatti hanno bisogno di tempo anche dopo esser stati compiuti. Questo fatto è per loro ancor più lontano della più lontana delle stelle e tuttavia sono loro stessi ad averlo compiuto!”. Si racconta anche che l’uomo pazzo, in quel medesimo giorno, entrò in molte chiese per recitarvi il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.
(Aforisma 125)
Nel recensire Sunset Limited Franco Cordelli, sul Corriere della Sera di lunedì 2 Giugno, fa riferimento a una possibile allusione, da parte dello scrittore di El Paso, alla guerra in Iraq. Così come gli americani sono andati in Iraq per salvare il paese e i suoi abitanti, allo stesso modo il Nero ha salvato il Bianco dal suicidio, quindi da se stesso. Il giornalista del Corriere sostiene che McCarthy abbia, da grande scrittore qual è, rovesciato la domanda che senso ha andare in Iraq per salvare i suoi abitanti? Senza stare a qui a divagare sul casus belli o, al limite, sulle reali motivazioni che hanno portato alla guerra, la domanda di McCarthy potrebbe essere una delle tante (in realtà constatazioni) che pone l’uomo con la lanterna. Uomo che in questo romanzo viene scisso in due individui agli antipodi.
L’allegoria è dunque nietzschiana, poiché se l’uomo con la lanterna parlava di un tempo che doveva venire, McCarthy parla di un tempo che è già passato, portandosi dietro ben atre guerre. Dopo più di un secolo l’umanità può essere divisa senza sfumature in Bianco e Nero? L’uomo con il giornale e l’uomo con la Bibbia. L’uomo che ha tutto e l’uomo che ha solo la sua fede. Il suicida e l’altruista. Questi due universi possono trovare un punto di contatto? La solida applicazione di uno all’altro può ristabilire una sorta di equilibrio-armonia?
Cormac McCarthy: America senza speranza
NERO Ma torniamo ai libri che hai letto. Tu pensi di aver letto quattromila libri, o giù di lì.
BIANCO Probabilmente. Magari anche di più.
NERO Però questo qui non l’hai letto.
BIANCO No. Non dall’inizio alla fine. No.
NERO Come mai?
BIANCO Non lo so.
NERO Per te qual è il libro migliore che hanno mai scritto?
BIANCO Non ne ho idea.
NERO Spara.
BIANCO Di bei libri ce ne sono tanti.
NERO Be’, scegline uno.
BIANCO Forse Guerra e pace.
NERO Ok e credi che è un libro migliore di questo?
BIANCO Non lo so. Sono due tipi di libri diversi.
NERO Questo Guerra e pace. E’ un libro che qualcuno si è inventato, giusto?
BIANCO Be’, si.
NERO Quindi è per quello che è diverso dal mio libro?
BIANCO Veramente no. Per come la vedo io, sono inventati tutti e due.
NERO Mm. Nessuno dei due è vero.
BIANCO No, in senso storico, no.
NERO E allora quale sarebbe un libro vero?
BIANCO Magari un libro di storia. Decadenza e caduta dell’impero romano di Gibbon, per dire. Se non altro i fatti raccontati sarebbero fatti reali. Sarebbero cose realmente accadute.
NERO Mm hm. E secondo te quel libro lì è migliore di questo?
BIANCO Della Bibbia?
NERO Della Bibbia.
BIANCO Non lo so. Gibbon è una pietra miliare. Un libro fondante.
NERO E’ un libro vero. Non ce lo scordiamo.
BIANCO E’ un libro vero. Appunto.
NERO Ma è migliore di questo?
BIANCO Non lo so.
The Sunset Limited
©2006 by M-71, Ltd.
©2008 Giulio Eiaudi editore
“Sono io la Terza Rivelazione!”
Upton Sinclair, chi era costui? Pochi leggono ormai i mastodontici romanzi dell’autore di Oil! 1927, da cui Paul Anderson ha tratto Il petroliere vincitore di 2 Oscar. Nato a Baltimora nel 1878 Sinclair fu circondato dalla fama di sommo scrittore sovversivo. Il che non gli impedì di pubblicare un volume dopo l’altro, inclusi due tomi intitolati Boston sul caso di Sacco e Vanzetti, e di vincere nel ‘42 il Pulitzer. Il libro di Sinclair narra le origini dell’epopea petrolifera nordamericana, la parabola di Daniel Plainview petroliere avido e affamato e l’estremismo religioso di un giovane pastore assetato di finanziamenti. Temi trattati con una maestria sorprendente. La cupidigia di entrambi i personaggi sfocerà in un finale parossistico da stropicciarsi gli occhi.
Tullio Kezich dalle pagine del Magazine del Corriere della Sera racconta un curioso aneddoto sulla vicenda di Sinclair. La moglie dell’autore doveva realizzare con S.M. Ejzenstejn il film Que viva Mexico! Il progetto s’interruppe per motivi economici e di produzione e tramontò definitivamente quando Ejzenstejn fu richiamato in Urss. Kezich conclude laconicamente il suo articolo: Non c’è da stupirsi che Sinclair, responsabile della distruzione del capolavoro, sia ricordato con obbrobrio dai devoti della Decima musa.
La Fabbrica dei sogni hollywoodiana continua a trarre ossigeno dalla letteratura. Non è un paese per vecchi ha vinto ben 4 Oscar (attore non protagonista, sceneggiatura non originale, regia e miglior film) e la maggior parte delle persone pretende di incontrare a ben ragione un capolavoro. Le aspettative si sciolgono rapidamente di fronte a un film non semplice eppure ricco e sorprendente. Un film di cui si continua a parlare… e direi a ben ragione, di spunti ne ha fin troppi. Parliamo dell’autore, anche lui vincitore del premio Pulitzer nel 2007 con il romanzo La strada.
“Se cresci nel Sud conoscerai la violenza” dice Cormac McCarthy. “E la violenza è ripugnante”. La maggior parte dei romanzi di questo autore raccontano l’anima oscura degli USA. Violenza Odio e Male sono i reali protagonisti delle sue storie. In questo senso, a mio parere, i fratelli Coen hanno dimostrato di poter trarre un film da un libro senza travisarne lo spirito (Kubrick e pochi altri ne sono stati capaci). Nel film sembra mancare un protagonista principale proprio per questo motivo, e perciò si rimane abbastanza smarriti nel non vedere la fine di Llewelyn Moss. Non ci sono personaggi, ma solo vettori e attanti che si muovono nelle “tre dimensioni” del Male, violento e irrazionale, spinti dal denaro e dall’avidità. D’altronde per citare ancora McCarthy “Se scrivevo di violenza in modo esagerato, lo facevo guardando al futuro che immaginavo ancora più violento” infatti è una sintesi perfetta dei nostri tempi. “Ed è andata così. Qualcuno ricorda di aver visto una decapitazione in televisione vent’anni fa? Io no”… Questo strano romanziere grazie ai Coen ha dato vita alla Violenza nell’epoca della sua riproducibilità tecnica!





