il Corriere della Letteratura

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2-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).

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foto di ray smithersAristide  Ore 2 e 45 di notte di una settimana prima.

119 buonasera, in cosa posso esserle utile? Era cominciata così quella conversazione, una settimana prima. Il guadagno per telefonata avviene con almeno 2 minuti e 40 secondi, quindi di solito, superata questa durata, butti giù, tanto guadagnerai sempre lo stesso, ma quella notte, invece era rimasto a parlare a lungo. Del resto le telefonate non arrivavano mica, ormai s’era rassegnato. Un po’ si vergognava del suo nome, Aristide, e allora aveva detto, a quella donna dalla voce così bella, che si chiamava Alan, gli sembrava un nome figo, Alan. A dire la verità, neanche quella aveva un nome troppo alla moda, si chiamava Concetta, ed era la persona più simile a lui con cui avesse mai parlato.

Concetta abitava a Canicattì e si era appena separata dal marito, un uomo che per gelosia nei suoi confronti spesso diventava violento. Ma non le andava di parlare di quelle cose quella notte. Si sentiva molto sola e non riusciva prendere sonno, così aveva telefonato, aveva sentito di gente che lo fa ed aveva provato anche lei. I due si erano trovati subito, avevano parlato di mille cose. Sembrava a tutti e due di conoscersi da una vita. Poi si era fatta quasi l’alba ed era ora di staccare, di lasciare libera la postazione ad un altro operatore che arrivava, ma i due ormai si erano messi a sognare, così, per gioco, un Natale insieme, a Roma. Un Natale con la neve. Come doveva essere bella Piazza Navona il 25 dicembre, con la neve poi! Ma lui come avrebbe fatto a riconoscerla, se fosse venuta? Beh, visto che era Natale lei si sarebbe presentata vestita completamente di rosso, e poi aveva questa ciocca di capelli bianchi che le era spuntata in testa dopo che il marito una volta l’aveva fatta cadere con la testa all’indietro e si era pure messa i punti, 5, per l’esattezza. Non poteva proprio sbagliarsi. Clic. La linea era caduta. Fuori non c’era ancora il sole e di colpo si era sentito le ossa molli di sonno. Il suo turno era finito. Aristide si era alzato dalla sedia e si era avviato verso casa. Avrebbe potuto ritrovare il numero di Concetta e telefonarle, magari potevano davvero incontrarsi. Ma no, dai! Una volta un suo vicino di casa aveva conosciuto per sbaglio una tizia sul cellulare e quella non lo mollava più, certi messaggi gli mandava!

Si era infilato sotto le coperte col rumore degli autobus che ricominciavano a circolare e aveva pensato che erano anni che non chiacchierava così a lungo con qualcuno, pensò anche che aveva risposto solo ad una telefonata in tutta la notte, quella di Concetta per l’appunto. Già guadagnava poco, se si metteva pure a fare queste scemenze… continua a leggere…

Written by Daino

Mercoledì 7 Maggio, 2008. alle 18:45

1-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).

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Aristide. Mancano 5 ore e 53 minuti

Il turno del pomeriggio è cominciato da poco quando Aristide Toscano ritorna in ufficio dal bagno, sta per risedersi nella sua postazione, poi si infilerà nuovamente le cuffie e riprenderà il suo lavoro. È tra i pochi, lì, dentro il call center, a mettere il programma in stand by quando si assenta, lo fa perché teme di essere controllato e pensa che quella inadempienza lo possa far licenziare. Perderebbe un lavoro del cavolo, lo sa, ma è troppo pigro per cercarne un altro. Anche lui, come gli altri, ha pensato bene di andare a lavorare il giorno di Natale, perché gli hanno detto che di solito arrivano tante telefonate, ma fino ad adesso ne sono arrivate poche. Come capita nei giorni normali, sempre più spesso, da qualche mese a questa parte. Ma non è solo per questo che è andato lì quel giorno. Aristide vive solo, non ha né moglie e né figli, inoltre con quel lavoro non potrebbe permetterselo. Non gli piace andare a pranzo dai genitori, perciò tanto valeva passare il pomeriggio lì. Non si siede Aristide Toscano, qualcosa lo distrae, c’è una strana confusione, ci sono alcuni colleghi in piedi affacciati alla finestra che guardano curiosi verso il basso. Fra meno di un’ora sarà buio. È un Natale grigio, come l’asfalto che separa gli stabilimenti di Cinecittà dal palazzo dove Aristide lavora, una strada cinerea di macchine vuote, ferme, fredde. Aristide si affaccia pure lui. Nel parcheggio c’è una donna che reclama qualcosa ad alta voce. Sembra una donna non più bella, ma che lo è stata, nemmeno troppo tempo fa. Ha con sé un trolley, tiene in mano il cappotto e continua a fare gesti verso i piani alti dell’edificio da cui si affacciano gli operatori. La donna è vestita completamente di rosso, anche il cappotto è rosso e anche il trolley. L’uomo nota anche un altro particolare, sotto il cappellino, rosso, indossato dalla donna, si intravede una ciocca di capelli bianchi, ben distinta dal resto della folta massa corvina. Mentre gli altri restano affacciati, Aristide Toscano invece si affretta a risedersi al suo tavolo, infila le cuffie giusto in tempo per ricevere una telefonata: 119 buonasera, in cosa posso esserle utile? continua a leggere…

Written by Daino

Lunedì 5 Maggio, 2008. alle 22:39