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	<title>il Corriere della Letteratura</title>
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	<description>IN LIBRIS LIBERTAS</description>
	<pubDate>Tue, 13 May 2008 18:05:13 +0000</pubDate>
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		<title>Quando il bisturi muta in penna di precisione.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Elzeviro]]></category>

		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

		<category><![CDATA[Atul Gawande]]></category>

		<category><![CDATA[Checklist]]></category>

		<category><![CDATA[medicina critica]]></category>

		<category><![CDATA[Salvo complicazioni]]></category>

		<category><![CDATA[terapia intensiva]]></category>

		<category><![CDATA[The New Yorker]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente e casualmente mi sono imbattuto in un eccezionale articolo presente su Internazionale (18/24 Aprile 2008 n.740). L&#8217;autore, Atul Gawande, è professore di chirurgia alla Harvard medical school di Boston. Scrive di medicina e scienza per il New Yorker, dove è apparso originariamente l&#8217;articolo in questione. In Italia nel 2005 è stato pubblicato da Fusi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.newyorker.com/reporting/2007/12/10/071210fa_fact_gawande"><img class="alignnone size-full wp-image-194" style="float:right;margin-left:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/yan-nascimbene.jpg?w=596&h=599" alt="" width="596" height="599" /></a>Recentemente e casualmente mi sono imbattuto in un eccezionale articolo presente su <a href="http://www.internazionale.it/sommario/">Internazionale</a> (18/24 Aprile 2008 n.740). L&#8217;autore, <a href="http://www.gawande.com/index.htm">Atul Gawande</a>, è professore di chirurgia alla Harvard medical school di Boston. Scrive di medicina e scienza per il <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2007/12/10/071210fa_fact_gawande">New Yorker</a>, dove è apparso originariamente l&#8217;articolo in questione. In Italia nel 2005 è stato pubblicato da Fusi orari il suo primo libro <em><a href="http://www.fusiorari.it/gawande.htm">Salvo complicazioni (Appunti di un chirurgo americano su una scienza imperfetta)</a></em><em>. </em>Il suo ultimo lavoro, non ancora tradotto in italiano, <em>Better: a surgeon&#8217;s notes on performance </em>è entrato nella classifica bestseller del New York Times e giudicato da Amazon.com come uno dei migliori dieci libri del 2007.</p>
<p>L&#8217;eccezionalità dell&#8217;articolo è dovuta a diversi elementi.</p>
<p>Il tema scientifico-medico trattato, senz&#8217;altro non uno degli argomenti in grado di interessarmi (tant&#8217;è che credevo si rivolgesse ad una schiera di giovani studenti di medicina). Invece no, il tema è decisamente più universale: il corpo umano, gli ospedali ed in maniera particolare le unità di terapia intensiva.</p>
<p style="padding-left:30px;">E&#8217; un termine oscuro. Gli specialisti del settore preferiscono dire che fanno &#8220;medicina critica&#8221;, ma questo non chiarisce molto la questione. L&#8217;espressione &#8220;sostegno alla vita&#8221; rende meglio l&#8217;idea. Le unità di terapia intensiva assumono il controllo artificiale di corpi che non funzionano più.</p>
<p>Segue una lunga accurata analisi di queste unità ed alcuni esempi di casi clinici (scordatevi di incontrare il Dr. House).</p>
<p>Attraverso un discorso in stile matematico-deduttivo e assolutamente avvincente (e forse per questo convincente, ma parlo da accanito lettore di Sherlock Holmes) Gawande dimostra come molte vite umane possano essere salvate da una semplice checklist.</p>
<p style="padding-left:30px;">La terapia intensiva è diventata l&#8217;arte di saper gestire situazioni estremamente complesse . Ma anche se questa complessità può essere umanamente gestibile. [...] La terapia intensiva ha successo solo quando le probabilità di fare del male sono molto più basse di quelle di fare del bene. E mantenere questo rapporto è difficile. [...] Nel sostegno alla vita dei reparti di terapia intensiva c&#8217;è <strong>troppa medicina perché una persona sola la possa gestire</strong>.</p>
<p>Dopo aver divorata l&#8217;articolo di Gawande sono assolutamente convinto dell&#8217;utilità delle checklist e della loro versatilità, anche se ciò non è ne implicito ne esplicito nel suo discorso. Eppure:</p>
<ol>
<li>aiutano la memoria, specialmente nelle questioni di ordinaria amministrazione che vengono spesso trascurate nelle situazioni critiche,</li>
<li>rendono esplicite le misure minime da seguire nelle procedure complesse.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>3-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).</title>
		<link>http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/09/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi3/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 17:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

		<category><![CDATA[soggetto]]></category>

		<category><![CDATA[speaker's corner]]></category>

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		<description><![CDATA[
Leggi la prima parte&#62;&#62;&#62;
Nico. Mancano 2 ore e 47 minuti.
Prezzolati dall&#8217;azienda per far saltare il rinnovo del contratto. Nico rilesse quel volantino una decina di volte. Era diabolico, indicava lui e gli altri organizzatori dell&#8217;assemblea come spie dell&#8217;azienda che cercavano di ostacolare il lavoro dei sindacati, erano loro a voler far saltare il vantaggioso rinnovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2><img class="alignnone size-full wp-image-192" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/dummy3.jpg?w=377&h=233" alt="" width="377" height="233" /></h2>
<p><em>Leggi la <a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/ 05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1">prima parte&gt;&gt;&gt;</a></em></p>
<h2>Nico. Mancano 2 ore e 47 minuti.</h2>
<p><em>Prezzolati dall&#8217;azienda per far saltare il rinnovo del contratto</em>. Nico rilesse quel volantino una decina di volte. Era diabolico, indicava lui e gli altri organizzatori dell&#8217;assemblea come spie dell&#8217;azienda che cercavano di ostacolare il lavoro dei sindacati, erano loro a voler far saltare il vantaggioso rinnovo contrattuale alla quale la direzione stava lavorando. Vantaggioso per loro, certo! Chi mai avrebbe potuto credere ad una simile baggianata, chi mai avrebbe solo potuto architettarla. Passò un tizio che lavorava lì e che era venuto all&#8217;assemblea, se lo ricordava, Nico lo salutò e quello fece finta di non conoscerlo. Gli venne il sangue alla testa, come un pazzo si mise a strappare tutti i volantini da tutti gli uffici, sotto lo sguardo attonito degli operatori, che preferivano far finta di ignorarlo.</p>
<p>Quindi si recò nella sala adibita alla pausa, si mise davanti ad una telecamera a circuito chiuso e con un accendino mise fuoco ai volantini. Voleva far scattare la sirena antincendio, creare un disagio all&#8217;azienda, ma l&#8217;allarme non era scattato, evidentemente non funzionava, non era a norma. Aveva scoperto anche questo. Li avrebbe potuti denunciare. Se ne rimase a bruciare quei volantini uno ad uno, sentendosi pieno di rabbia da scoppiare, ma allo stesso tempo si sentiva anche un po&#8217; ridicolo. Finché, dal fumo provocato dai volantini bruciati, non spuntò un tizio in giacca e cravatta, neanche quarant&#8217;anni, baffetto curato alla Clark Gable e capelli tenuti all&#8217;indietro dal gel, si teneva un fazzoletto alla bocca per non respirare il fumo. Si era avvicinato a Nico e lo aveva invitato a recarsi in direzione non appena avesse finito con la sua, ehm, attività. Quindi era nuovamente scomparso nel fumo.<span id="more-189"></span></p>
<h2><strong>Marilena. Mancano 2 ore e 18 minuti.</strong></h2>
<p>Marilena aveva aperto e tagliato i panettoni, aveva posto le fette nei piatti di carta rossa, aveva versato lo spumante caldo nei bicchieri di plastica ed aveva cominciato a distribuire il tutto nelle celle degli operatori. Nella mail c&#8217;era scritto che per nessuna ragione gli operatori dovevano abbandonare le postazioni, tanto meno per mangiare il panettone. Era stata quella cosa che le aveva dato una sgradevole sensazione. Che senso aveva quello che stava facendo? Nessuno le sorrideva, né la ringraziavano, lei rimaneva lì, qualche istante ferma, in attesa, ma vedeva solo visi ansiosi di non incontrare il suo, facce che masticavano amaro. Aveva di colpo una gran voglia di andarsene da lì. Perché era andata a lavorare il giorno di Natale. Mario aveva salutato perfino la rumena che fa le pulizie, ma lei non l&#8217;aveva mai visto! Le cambiavano il turno quasi ogni giorno, mattina, pomeriggio, sera, pomeriggio, mattina, sera, pomeriggio, alla fine le sembrava di essere sempre lì dentro. Portò il panettone e lo spumante caldo a Walter, uno degli operatori più simpatici, la metteva sempre di buon umore. Ma Walter, non appena l&#8217;aveva vista aveva fatto una faccia schifata e guardando il panettone aveva detto &#8220;ma te rendi conto? Tojme sta robba dall&#8217;occhi. Sei ridicola Marilè, fattelo dì&#8221;</p>
<p>Marilena era tornata a sedersi dietro la sua scrivania. Si sentiva come un pugile che ha appena preso in faccia il gancio che lo mette definitivamente KO. Qualcosa le premeva sul petto impedendole di respirare bene. Bevve il bicchiere di spumante d&#8217;un fiato e tossì, accorgendosi di quanto fosse acido. Quello spumante faceva schifo. Guardò il suo vestito e, anziché trovarlo elegante come al solito, le sembrò solo inappropriato a quel luogo e si percepì come se fosse nuda. Qualche operatore dal fondo reclamò la sua fetta di panettone, si ricordò che non aveva ancora finito il giro. Si accorse con la coda dell&#8217;occhio che la donna delle pulizie si era cambiata e stava andando via, in mano aveva quattro scatole di panettone e un paio di bottiglie di spumante. I loro sguardi si incrociarono per un attimo, Marilena disse Buon Natale, o forse non lo disse, ma lo pensò. Si girò verso il computer ed iniziò a scrivere una lunga mail di fuoco a Mario, una lettera di congedo, quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro lì dentro.</p>
<h2><strong>Bruno. Manca un&#8217;ora e 45 minuti.</strong></h2>
<p>Certo! Era proprio lui, Bruno finalmente aveva riconosciuto l&#8217;operatore appena arrivato che si era sistemato nella cella vicino alla sua, era il condomino di suo suocero, quello che era venuto a portargli lo spumante buono. Aveva detto che nel pomeriggio sarebbe andato al cinema con la moglie. Altrochè, eccolo là. Anche lui lo aveva visto e riconosciuto, ma fece finta di nulla.</p>
<p> <em>Fatto. E adesso? </em>Il cliente era ancora in linea, Bruno ricadde dalle nuvole e disse: <em>E adesso spenga tutto e lasci perdere, mi creda se lo installa  domani questo software non cambia è sempre la stessa stronzata che non le servirà mai. Auguri.</em> Bruno mise giù, si alzò, si avvicinò al tavolo dove era seduta Marilena intenta a scrivere alacremente una mail, prese un bicchiere di plastica di quelli destinati allo spumante e vi versò del whisky. Quindi andò dal condomino di suo suocero e gli offrì il bicchiere &#8220;Se lo beva alla nostra salute&#8221;  Bruno tornò alla sua postazione e si infilò la giacca, nell&#8217;uscire si accorse che c&#8217;era il megafono che Nico usava nelle assemblee posato accanto alla postazione vuota di Nico. Lo prese, ingollò il whisky sotto gli occhi di tutti ed uscì. Aveva una gran voglia di stare con sua moglie e sua figlia. Magari potevano andare al cinema. Niente e nessuno poteva impedirglielo.</p>
<h2><strong>Nico. Manca un&#8217;ora e 3 minuti.</strong></h2>
<p> - La sua lettera di dimissioni, firmi pure qui in basso.  - Posso leggere prima? Domandò Nico nel prenderla. C&#8217;era scritto: rescissione unilaterale del contratto, in quanto è venuta a mancare la fiducia reciproca nel rapporto di lavoro. Certo che ci sapevano proprio fare con le parole.  - E ci ringrazi se non la denunciamo.  - Ringraziatemi voi, visto che l&#8217;allarme antincendio non funziona.</p>
<p>Erano in tre davanti a lui, tra cui quello col baffetto alla Clark Gable, la reazione a quella frase era stata solo qualche risatina trattenuta.</p>
<p>Aveva strappato e gettato quella lettera nel water, ci aveva orinato sopra e aveva scaricato l&#8217;acqua. Si era guardato allo specchio, era stanchissimo e furioso allo stesso tempo. Aprì il rubinetto e si versò l&#8217;acqua gelida in faccia, sentiva dei rumori provenire da un&#8217; altra toilette. Scaricò la sua rabbia dando un pugno forte sulla porta del bagno da cui arrivava il rumore ed uscì.</p>
<p>Il sole stava tramontando, ma ci si vedeva ancora. Era salito in cima all&#8217;ultimo piano, c&#8217;era una porticina di ferro che dava sul tetto. Non gli fu difficile scardinarla ed aprirla per poi uscire. Uno degli ultimi lavori che aveva fatto, prima di entrare lì, era stato l&#8217;elettricista. Una mattina gli capitò di riparare proprio una centralina dell&#8217;edificio. Quello era stato il suo primo approccio col call center e non gli era sembrata una brutta idea provare ad entrarci. Adesso, mesi dopo, Nico stava riaprendo quella centralina, se la ricordava abbastanza bene, non sarebbe stato difficile mandarla in corto e provocare un incendio. La gente avrebbe fatto in tempo a mettersi in salvo e quel posto sarebbe bruciato, magari non tutto, perché i pompieri arrivano anche a Natale, però sarebbe stato un bel danno. Nico guardava fisso la centralina, meditava sulla possibilità di diventare un vandalo o meno.</p>
<h2><strong>Walter. Mancano 16 minuti.</strong></h2>
<p>Walter voleva mettere i vermi nelle toilette dei piani alti, dove c&#8217;erano gli uffici della dirigenza. La donna delle pulizie stava andando via, quindi avrebbero pulito di nuovo l&#8217;indomani. Si sentiva stupido ed eccitato al tempo stesso con quella roba nello zaino. Entrò nel bagno e chiuse a chiave la porta. Se li era fatti dare dal tizio con cui divideva l&#8217;appartamento all&#8217;Eur, il quale li usava la domenica per andare a pescare. Li avrebbe messi nel dispenser del sapone e in quello dei fazzoletti di carta per asciugare le mani. Si era infilato in un bagnetto e stava per estrarre la busta quando sentì che nell&#8217;antibagno c&#8217;era qualcuno che stava aprendo un lavandino.  Si chiuse dentro a chiave, il cuore gli schizzò a tutta velocità. Improvvisamente la sua voglia di ribellione si sgonfiò, iniziò a vergognarsi dell&#8217;idea assurda che gli era saltata in testa, ma come cazzo gli era venuta?  Si rendeva conto di cosa poteva accadergli se lo beccavano. Che ribellione era mai quella? Di colpo, la roba che aveva in mano gli si aprì, lasciando fuoriuscire quello schifo per terra. Walter cercò con i piedi di tenerla lontana dalla porta, perché nessuno vedesse, iniziò a raccoglierli uno a uno, ma gli tremavano le mani. Infine qualcuno tirò una botta forte sulla porta e lui si ritrasse terrorizzato. Subito dopo, sentì che quel qualcuno usciva dal bagno sbattendo con violenza la porta dietro di sé. Provò ad uscire, ma in quel preciso istante entrò un&#8217;altra persona dagli uffici della direzione, forse insospettita dai rumori. Walter si richiuse nuovamente dentro, vuotò l&#8217;intera busta di vermi nel water e scaricò svariate volte.</p>
<p>Quando uscì, si mise una mano sulla pancia, la vista dei vermi e la paura di essere scoperto gli aveva messo un po&#8217; sottosopra lo stomaco. Tornato sulla scalinata si accorse che arrivava aria fredda dall&#8217;alto, doveva esserci la porta del terrazzo aperta. Avrebbe preso una boccata d&#8217;aria prima di tornare al suo posto.</p>
<p>Salì e trovò Nico seduto di fronte alla centralina, si voltò appena verso di lui, senza dirgli nulla. Walter gli si sedette accanto.<em> </em></p>
<p><em>Ehi lassù, direttori, dirigenti, o chi cazzo siete, visto che nessuno vi vede mai! Andate a farle voi le telefonate ad 1 euro e 70! </em>Sentendo quelle grida si girarono verso il parcheggio in basso. Bruno aveva preso il suo megafono e lo stava usando dal parcheggio verso gli uffici. <em>Il domani è in gran parte figlio dell&#8217;oggi ed oggi è stata una buona giornata. </em>Gridò Bruno e poi si mise a ridere. Appoggiò il megafono per terra, mandò giù l&#8217;ultimo sorso dalla bottiglia che aveva in mano e, constatato che era vuota, la gettò in un cassonetto e se ne andò. Meno male che Bruno veniva a lavoro in metro, pensò Walter.</p>
<p>Nico e Walter rimasero a guardare in basso verso il parcheggio, in silenzio, sospesi nel vuoto, con la mente sgombra di pensieri, quando ormai ci si vedeva solo grazie alle luci artificiali ed il turno sarebbe finito da lì a qualche minuto. Potevano tornarsene a casa, per poi ritornare lì l&#8217;indomani. Tutto uguale. </p>
<p>Di sotto videro una donna uscire con quattro scatole di panettone in mano e un paio di bottiglie. Videro anche due carabinieri, tenevano sotto braccio una donna vestita di rosso che continuava a voltarsi verso gli uffici come se chiamasse qualcuno.</p>
<p>Un aereo passò basso sopra le loro teste, stava per iniziare l&#8217;atterraggio verso Ciampino. </p>
<p>Walter si girò verso il Centro Commerciale Cinecittà 2, notò che c&#8217;erano due ragazzini, avranno avuto circa sedici anni, si erano dati appuntamento lì per scambiarsi i regali di Natale e si baciavano appoggiati al muretto.</p>
<p>Che razza di idea, farsi gli auguri di Natale nel parcheggio di un centro commerciale!</p>
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		<title>2-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).</title>
		<link>http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/07/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi2/</link>
		<comments>http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/07/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 16:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

		<category><![CDATA[3 livello CCNL Telecomunicazioni]]></category>

		<category><![CDATA[soggetto]]></category>

		<category><![CDATA[speaker's corner]]></category>

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		<description><![CDATA[Aristide  Ore 2 e 45 di notte di una settimana prima.
119 buonasera, in cosa posso esserle utile? Era cominciata così quella conversazione, una settimana prima. Il guadagno per telefonata avviene con almeno 2 minuti e 40 secondi, quindi di solito, superata questa durata, butti giù, tanto guadagnerai sempre lo stesso, ma quella notte, invece era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2><strong><img class="alignright size-full wp-image-188" style="float:right;margin-left:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/foto-di-ray-smithers.jpg?w=268&h=300" alt="foto di ray smithers" width="268" height="300" />Aristide  Ore 2 e 45 di notte di una settimana prima.</strong></h2>
<p><em>119 buonasera, in cosa posso esserle utile?</em> Era cominciata così quella conversazione, una settimana prima. Il guadagno per telefonata avviene con almeno 2 minuti e 40 secondi, quindi di solito, superata questa durata, butti giù, tanto guadagnerai sempre lo stesso, ma quella notte, invece era rimasto a parlare a lungo. Del resto le telefonate non arrivavano mica, ormai s&#8217;era rassegnato. Un po&#8217; si vergognava del suo nome, Aristide, e allora aveva detto, a quella donna dalla voce così bella, che si chiamava Alan, gli sembrava un nome figo, Alan. A dire la verità, neanche quella aveva un nome troppo alla moda, si chiamava Concetta, ed era la persona più simile a lui con cui avesse mai parlato.</p>
<p>Concetta abitava a Canicattì e si era appena separata dal marito, un uomo che per gelosia nei suoi confronti spesso diventava violento. Ma non le andava di parlare di quelle cose quella notte. Si sentiva molto sola e non riusciva prendere sonno, così aveva telefonato, aveva sentito di gente che lo fa ed aveva provato anche lei. I due si erano trovati subito, avevano parlato di mille cose. Sembrava a tutti e due di conoscersi da una vita. Poi si era fatta quasi l&#8217;alba ed era ora di staccare, di lasciare libera la postazione ad un altro operatore che arrivava, ma i due ormai si erano messi a sognare, così, per gioco, un Natale insieme, a Roma. Un Natale con la neve. Come doveva essere bella Piazza Navona il 25 dicembre, con la neve poi! Ma lui come avrebbe fatto a riconoscerla, se fosse venuta? Beh, visto che era Natale lei si sarebbe presentata vestita completamente di rosso, e poi aveva questa ciocca di capelli bianchi che le era spuntata in testa dopo che il marito una volta l&#8217;aveva fatta cadere con la testa all&#8217;indietro e si era pure messa i punti, 5, per l&#8217;esattezza. Non poteva proprio sbagliarsi. Clic. La linea era caduta. Fuori non c&#8217;era ancora il sole e di colpo si era sentito le ossa molli di sonno. Il suo turno era finito. Aristide si era alzato dalla sedia e si era avviato verso casa. Avrebbe potuto ritrovare il numero di Concetta e telefonarle, magari potevano davvero incontrarsi. Ma no, dai! Una volta un suo vicino di casa aveva conosciuto per sbaglio una tizia sul cellulare e quella non lo mollava più, certi messaggi gli mandava!</p>
<p>Si era infilato sotto le coperte col rumore degli autobus che ricominciavano a circolare e aveva pensato che erano anni che non chiacchierava così a lungo con qualcuno, pensò anche che aveva risposto solo ad una telefonata in tutta la notte, quella di Concetta per l&#8217;appunto. Già guadagnava poco, se si metteva pure a fare queste scemenze&#8230;<span id="more-187"></span></p>
<h2>Bruno Cortona. Mancano 4 ore e 33 minuti.</h2>
<p>Nonostante un paio di abbondanti sorsate di Whisky, a Bruno la rabbia non era ancora passata. Anche se l&#8217;alcol gli aveva regalato una prospettiva diversa sulle cose: adesso gli sembrava un&#8217;ingiustizia che stesse lì dentro il giorno di Natale, invece di passarlo con la moglie e la figlia. Si sentiva derubato di qualcosa. Perché se n&#8217;era andato via. In fondo poteva darsi malato e sarebbero tornati tutti a casa. Invece no. Come doveva essere sembrato ridicolo quando si era alzato e aveva detto, <em>io devo andare a lavoro</em>. A fargli perdere definitivamente le staffe era stato l&#8217;arrivo di un condomino di suo suocero, accompagnato dalla moglie, la quale lavorava per il vecchio. Avevano fatto gli auguri al vecchio regalandogli una bottiglia di spumante certo migliore di quella che aveva preso lui. &#8220;Ah questa la beviamo subito&#8221; aveva detto soddisfatto il tiranno. Il condomino lo trattava con grande deferenza, gli aveva chiesto come erano andate le vendite di pasta all&#8217;uovo in mattinata. &#8220;Magnificamente. Sa cosa dico sempre io ai miei dipendenti e soci? Il domani è in buona parte figlio dell&#8217;oggi e oggi è stata una buona giornata&#8221;. Nel dirlo aveva spizzato con lo sguardo proprio Bruno. Sua moglie doveva aver capito tutto perché aveva sospirato facendogli cenno di non farci caso. &#8220;Parole sante&#8221; aveva commentato il condomino. Bruno non sarebbe riuscito a mangiare un raviolo di più, si era alzato e, salutati frettolosamente i commensali, era uscito di casa. Ora che era lì non gli importava nemmeno che chiamassero. Bruno stava ingollando l&#8217;ennesimo sorso di Whisky, mentre un cliente in linea aveva appena avviato il suo computer per l&#8217;istallazione, quando, con la vista ancora annebbiata dall&#8217;alcol, si accorse dell&#8217;ingresso di un nuovo operatore in ufficio, aveva un viso che gli era familiare.</p>
<h2>Marilena. Mancano 3 ore e 57 minuti.</h2>
<p>Marilena aveva fatto solo due rampe di scala, ma aveva il fiatone come se avesse salito a piedi tutto il palazzo. Era troppo emozionata e anche un po&#8217; spaventata. Si risistemò la giacca, lei che era tra le poche a vestirsi in modo elegante tutti i giorni. Del resto per un&#8217;ATS era veramente il minimo. Gli operatori si vestivano sempre male, tranne Bruno Cortona, ma a lei, uno che viene a rispondere al telefono in giacca e cravatta e con la valigetta 24 ore, gli era sempre sembrato un po&#8217; ridicolo. Ecco qua. L&#8217;ufficio era vuoto. C&#8217;erano solo una montagna di panettoni e una dozzina di bottiglie di spumante, e una donna delle pulizie, doveva essere rumena, avrà avuto una quarantina d&#8217;anni e toglieva controvoglia la polvere da una scrivania. &#8220;Scusi, ma dov&#8217;è il project leader?&#8221;  La donna aveva risposto scorbutica &#8220;Non c&#8217;è nessuno qui&#8221; &#8221; Ma come? Non ha visto Mario? Un bell&#8217;uomo, è il capo, dovrei fargli gli auguri di Natale&#8221; Doveva avere una faccia molto preoccupata Marilena, perché la donna rumena tolse l&#8217;espressione dura e la guardò comprensiva, quasi impietosita &#8220;Stamattina, salutato tutti e poi andato via mi dispiace&#8221; Marilena sempre più in ansia &#8221; Ma questa roba allora?&#8221; La donna rispose &#8220;portata io quando sono arrivata, da sola, a mano, dal piano terra a qui&#8221;</p>
<p>Beh del resto Mario aveva diritto ad un giorno di riposo, almeno a Natale, che diamine! Così pensava Marilena mentre con la rumena portava di sotto i panettoni. Uno alla volta Marilena, perché aveva i tacchi, quattro alla volta la rumena. Quando ebbero finito, la donna le aveva augurato buon Natale, ma Marilena non aveva risposto e chissà pure se quell&#8217;augurio l&#8217;aveva sentito, la sua testa era completamente nel pallone.</p>
<h2>Aristide. Mancano 3 ore e 41 minuti.</h2>
<p>Aristide aveva visto entrare due carabinieri, avevano la faccia di chi non sa che pesci pigliare. Con loro c&#8217;era Concetta. Le lacrime le avevano rovinato il trucco. &#8220;C&#8217;è qui un certo Alan? La signora cerca un certo Alan, dice di aver parlato con lui una settimana fa e di essersi data appuntamento qui il giorno di Natale!&#8221; Ovviamente nessuna risposta. Aristide era rimasto immobile ad osservare, avrebbe voluto nascondersi, andare al bagno, ma avrebbe dato troppo nell&#8217;occhio. Di cosa si preoccupava? Non poteva mica riconoscerlo, eppure il cuore gli batteva di paura. I carabinieri dissero alla donna di seguirli in questura, le avrebbero trovato il modo di riportarla a casa. Giunta sull&#8217;uscio la donna si voltò e disse, straziata &#8220;Alan, lo so che sei qui, ti prego!&#8221; Poi era scomparsa. Tra poco il turno di Aristide sarebbe finito, sarebbe tornato a casa, o magari si sarebbe rassegnato ad andare dai genitori. Walter si voltò verso di lui e gli disse qualcosa sulla cattiveria di certa gente che lavorava lì. Aristide voleva piangere, non gli uscivano le lacrime, ma ne aveva un gran voglia. Invece era squillato il telefono. Era un tizio che era sotto col credito di 400 euro, ma non lo sapeva e non doveva saperlo, ordine dell&#8217;azienda. &#8220;È la quarta ricarica che faccio, ma sto sempre a zero, che devo fare? &#8221; Aristide se lo sentiva sin da quando era entrato a lavoro quel giorno, lo stavano controllando, ce l&#8217;avevano tutti con lui. Eppure non se ne preoccupò, prese fiato e si decise a rivelare al cliente dall&#8217;altro capo della cornetta, la verità che non si poteva rivelare: <em>Getti via la sua scheda, mi creda, è inutile che continua a fare ricariche da 10 euro, lei è sotto di più di 400 euro, di solito anche se il suo credito è terminato la fanno telefonare. Faccia come le ho detto è l&#8217;unico modo, si fidi. Buon Natale.</em> Aristide riattaccò e fece un lungo respiro ad occhi chiusi. Walter si girò verso di lui e gli sorrise approvando il suo gesto. Aristide fece una smorfia che voleva essere un sorriso di risposta. Se avevano il suo telefono sotto controllo lo avrebbero sicuramente licenziato, ma in quel momento non gli importava. Quel giorno non sarebbe uscito da lì, alla fine del turno mancavano ancora 3 ore e 41 minuti, ma lui si sarebbe fatto anche quello successivo. Le regole lì fuori erano troppo complicate. Dentro il call center invece, le regole erano sbagliate, ma facili da capire. Lì dentro non poteva accadergli nulla.</p>
<h2><strong>Walter. Mancano 3 ore e 2 minuti.</strong></h2>
<p>Quando finalmente la pazza isterica che cercava Alan era uscita, Walter si era voltato verso Aristide e aveva commentato &#8220;Ce ne stanno di bastardi qua dentro, mamma mia&#8221; Ma quello non gli aveva risposto niente, aveva gli occhi lucidi, gli chiese se si sentiva bene, ma vide che gli arrivava una telefonata proprio in quel momento. Beato lui, a lui non arrivavano da 28 minuti.</p>
<p>Nello zaino Walter aveva tre pacchi di vermi. Quando vide Marilena che gli portava panettone e spumante, ma che doveva mangiare e bere da solo nella sua celletta, decise che era troppo, li trattavano veramente male! Marilena era definitivamente impazzita, da un po&#8217; non si faceva neanche vedere più alle riunioni del collettivo. Forse era in odore di promozione. Comunque uno scherzetto alla direzione ci stava tutto. Pazienza se era uno scherzetto adolescenziale, da studente delle scuole superiori, era cresciuto in una società che gli aveva impedito di crescere, peso a parte. Aristide, di fianco a lui, aveva rivelato ad un cliente che stava sotto credito, consigliandolo di gettare la scheda. Era diventato un sabotatore persino Aristide! Senza mettere in stand by  il programma, uscì dall&#8217;ufficio con lo zaino in spalla. Poi notò dei volantini appesi a decine per i corridoi. Quello che c&#8217;era scritto era tremendo. Erano dei bastardi. Erano chi? Non li aveva mai visti. Decise di avvisare Nico. Il quale, non appena lo vide, gli domandò <em>Perché vai al cesso con lo zaino?  <a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/ 05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1">1&lt;&lt;&lt;</a></em><em> - </em><em><a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/09/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi3/">&gt;&gt;&gt;3</a></em></p>
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		<title>Duma Key. Il ritorno del &#8220;Re del Brivido&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 14:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

		<category><![CDATA[brivido]]></category>

		<category><![CDATA[Duma Key]]></category>

		<category><![CDATA[horror]]></category>

		<category><![CDATA[Stephen King]]></category>

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		<description><![CDATA[Horror waiting to happen

Approda oggi nelle librerie italiane l&#8217;ultimo romanzo di Stephen King Duma Key, l&#8217;ultima gemma del suo oscuro universo letterario&#8230;. Che dire di questo pozzo di storie vivente? Incredibile davvero la quantità di libri, racconti e romanzi che è riuscito a scrivere in quasi quarant&#8217;anni di carriera. 
Questo romanzo è stato pubblicato negli Stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>Horror waiting to happen</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-186" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/brice_leclert.gif?w=287&h=154" alt="" width="287" height="154" /></p>
<p>Approda oggi nelle librerie italiane l&#8217;ultimo romanzo di<a href="http://www.stephenking.com/"> Stephen King</a> <em><strong>Duma Key</strong></em>, l&#8217;ultima gemma del suo oscuro universo letterario&#8230;. Che dire di questo <em>pozzo di storie vivente</em>? Incredibile davvero la quantità di libri, racconti e romanzi che è riuscito a scrivere in quasi quarant&#8217;anni di carriera. <br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-185" style="float:right;margin-left:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/dumakey.jpg?w=250&h=385" alt="" width="250" height="385" />Questo romanzo è stato pubblicato negli Stati Uniti il 22 gennaio di quest&#8217;anno. Il 6 marzo <a href="http://www.wumingfoundation.com/">Wu Ming 1</a> ha <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/dumakey.pdf">recensito</a> il libro per le pagine de L&#8217;Unità.</p>
<p>Ed ecco la quarta di copertina.</p>
<p style="padding-left:30px;">Duma Key è una minuscola isola della Florida in cui si rifugia il protagonista, Edgar Freemantle, in seguito a un grave incidente. Menomato nel fisico e abbandonato dalla moglie, decide di ricominciare una nuova vita in questa striscia di sabbia e mare.<br />
Affitta una casa da Elizabeth, un’anziana che è proprietaria di tutti gli appartamenti del posto, e si dedica a una vecchia passione: la pittura. I quadri che comincia a dipingere, specie quando il braccio amputato gli procura delle sensazioni fantasma, rivelano un talento eccezionale e non solo dal punto di vista artistico. Diventano macabre profezie, capaci di togliere la vita a chi li acquista e di far comparire e sparire cose e persone. Edgar dovrà capire qual è il mistero che avvolge Duma Key e se l’enigmatica signora Elizabeth e il suo passato hanno qualcosa a che fare con la forza che si sprigiona dalle sue creazioni artistiche.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/eremoletterario.wordpress.com/184/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/eremoletterario.wordpress.com/184/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/184/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.wordpress.com&blog=2206812&post=184&subd=eremoletterario&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>1-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).</title>
		<link>http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 20:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

		<category><![CDATA[3 livello CCNL Telecomunicazioni]]></category>

		<category><![CDATA[soggetto]]></category>

		<category><![CDATA[speaker's corner]]></category>

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		<description><![CDATA[Aristide. Mancano 5 ore e 53 minuti
Il turno del pomeriggio è cominciato da poco quando Aristide Toscano ritorna in ufficio dal bagno, sta per risedersi nella sua postazione, poi si infilerà nuovamente le cuffie e riprenderà il suo lavoro. È tra i pochi, lì, dentro il call center, a mettere il programma in stand by [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2><strong><a rel="attachment wp-att-182" href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/05/05/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi1/dummy/"><img class="alignleft size-full wp-image-182" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/dummy.jpg?w=320&h=202" alt="" width="320" height="202" /></a>Aristide</strong>. <strong>Mancano 5 ore e 53 minuti</strong></h2>
<p>Il turno del pomeriggio è cominciato da poco quando Aristide Toscano ritorna in ufficio dal bagno, sta per risedersi nella sua postazione, poi si infilerà nuovamente le cuffie e riprenderà il suo lavoro. È tra i pochi, lì, dentro il call center, a mettere il programma in stand by quando si assenta, lo fa perché teme di essere controllato e pensa che quella inadempienza lo possa far licenziare. Perderebbe un lavoro del cavolo, lo sa, ma è troppo pigro per cercarne un altro. Anche lui, come gli altri, ha pensato bene di andare a lavorare il giorno di Natale, perché gli hanno detto che di solito arrivano tante telefonate, ma fino ad adesso ne sono arrivate poche. Come capita nei giorni normali, sempre più spesso, da qualche mese a questa parte. Ma non è solo per questo che è andato lì quel giorno. Aristide vive solo, non ha né moglie e né figli, inoltre con quel lavoro non potrebbe permetterselo. Non gli piace andare a pranzo dai genitori, perciò tanto valeva passare il pomeriggio lì. Non si siede Aristide Toscano, qualcosa lo distrae, c&#8217;è una strana confusione, ci sono alcuni colleghi in piedi affacciati alla finestra che guardano curiosi verso il basso. Fra meno di un&#8217;ora sarà buio. È un Natale grigio, come l&#8217;asfalto che separa gli stabilimenti di Cinecittà dal palazzo dove Aristide lavora, una strada cinerea di macchine vuote, ferme, fredde. Aristide si affaccia pure lui. Nel parcheggio c&#8217;è una donna che reclama qualcosa ad alta voce. Sembra una donna non più bella, ma che lo è stata, nemmeno troppo tempo fa. Ha con sé un trolley, tiene in mano il cappotto e continua a fare gesti verso i piani alti dell&#8217;edificio da cui si affacciano gli operatori. La donna è vestita completamente di rosso, anche il cappotto è rosso e anche il trolley. L&#8217;uomo nota anche un altro particolare, sotto il cappellino, rosso, indossato dalla donna, si intravede una ciocca di capelli bianchi, ben distinta dal resto della folta massa corvina. Mentre gli altri restano affacciati, Aristide Toscano invece si affretta a risedersi al suo tavolo, infila le cuffie giusto in tempo per ricevere una telefonata: <em>119 buonasera, in cosa posso esserle utile?<span id="more-179"></span><br />
</em></p>
<h2>Marilena. Mancano 5 ore e 49 minuti.</h2>
<p>Certi giorni apri la posta e sono successe almeno tre miliardi di cose! Oggi Mario, il capo di Marilena, le aveva scritto ricordandole di non dare troppa corda agli operatori, deve ragionare da ATS, non da operatore. Non era la prima volta che le veniva mossa quella critica. Aveva già risposto che, se lo faceva, era per immedesimarsi con loro e poterli così assistere meglio. Nessuna mail di commento. Che cavolo vuol dire ragionare come un operatore? Per cosa sta la sigla ATS? Perché lei, che è un&#8217; ATS da ben sei mesi, non ancora lo sapeva? Gli operatori, tranne Aristide, quello che non parla mai con nessuno, erano tutti affacciati fuori dalla finestra, avrebbe dovuto richiamarli, ma immaginava già i mugugni al suo indirizzo. Sperava si risedessero al più presto di loro spontanea volontà.</p>
<p>Marilena aveva promesso ad Enrico, l&#8217;uomo che aveva sposato da un anno, che durante il periodo natalizio non sarebbe andata al call center. Del resto ormai che senso aveva, a Marzo le scadeva il contratto e ad Aprile partivano per la California, dove suo marito aveva vinto un prestigioso assegno di ricerca. Eppure quel giorno era andata a lavorare. Perché? Perché a Mario, il suo capo, avrebbe fatto piacere, l&#8217;avrebbe apprezzata. Mario. Aveva 35 anni, come lei e come Enrico, ma era proprio un uomo carismatico, un bell&#8217;uomo, lo si capiva anche da come scriveva le mail. Un complimento e un rimprovero, una carezza ed uno schiaffo. Comunque la mail di oggi diceva che sopra, all&#8217;ultimo piano, c&#8217;erano spumanti e panettoni da offrire agli operatori. Marilena si alzò per andare a prendere quella roba. All&#8217;ultimo piano non c&#8217;era mai stata. Avrebbe fatto gli auguri di Natale a Mario di persona. Aveva fatto proprio bene ad andare a lavorare quel giorno, pensa se quella fortuna fosse toccata ad un&#8217;altra e non a lei. Suo marito si era arrabbiato molto perché lei lavorava il giorno di Natale, si era detto perfino geloso di Mario. Marilena però rideva di questa gelosia, anche perché lei, Mario, non lo aveva mai visto.</p>
<h2>Bruno.  Mancano 5 ore e 43 minuti.</h2>
<p>Bruno Cortona non aveva mai nemmeno pensato che a 56 anni si potesse passare il Natale così. Adesso però la cosa non gli sembrava più tanto strana. Quello che lo innervosiva, semmai, era il fatto che la cosa non gli sembrasse strana. Non era contento di stare lì, ma proprio non ce l&#8217;aveva fatta. A pranzo dai genitori della moglie, i nonni di sua figlia, i suoi suoceri insomma, Bruno dopo un po&#8217; non aveva retto più alle punzecchiature di Maurizio Impallomeni, da quarant&#8217;anni la migliore pasta all&#8217;uovo della Tuscolana, come amava ricordare almeno una dozzina di volte ogni volta che si mangiava al suo tavolo. Sua moglie, il fatto che praticamente vivessero solo con lo stipendio di lei, non glielo faceva pesare mai, men che meno sua figlia Sara, che però lui non guardava in faccia ormai da un paio di anni. Troppa la vergogna di essere un padre che guadagna quattrocento euro al mese. Ma suo suocero, che aveva regalato a Sara, la vacanza studio estiva a Brighton, non esitava a rimarcare, ogni volta che ne aveva occasione, che lui certe cose, certe vite che non erano andate da nessuna parte, certi uomini, proprio non li capiva. Se Bruno faceva buon viso, a cattivissimo gioco, era solo per non dare dispiaceri a sua moglie. Altrimenti&#8230; Così era venuto a lavorare, quasi una sorta di penitenza, la sua. Le telefonate ai clienti a cui doveva spiegare come installare un software gli fruttavano 1 euro e 70 per tre quarti d&#8217;ora di spiegazioni. 1 euro e 70.  <em>Adesso vada sulla barra degli strumenti e clicchi su impostazioni. Bene, ora&#8230;</em> Di solito beveva quando usciva da lavoro, non troppo, altrimenti sua moglie se ne sarebbe accorta e, appunto, non voleva darle dispiaceri. Ma quel giorno proprio non ce l&#8217;aveva fatta, si era portato la bottiglia lì dentro e quando tutti i colleghi si erano voltati a guardare dalla finestra una poveraccia venuta fin lì per cercare un operatore con cui aveva parlato tutta una notte, Bruno aveva ingollato quasi mezza bottiglia di Whisky, trafugata dalla credenza di suo suocero, che, ovviamente, si proclamava astemio. Impallomeni aveva 69 anni e due mesi prima si era corso pure la maratona di New York. Ma quando crepava quello!<em> </em></p>
<h2>Walter.  Mancano 5 ore ed un minuto.</h2>
<p>Il coraggio, sempre quello, il coraggio. A Walter era sempre mancato. Anche quando Laura lo aveva lasciato gli aveva detto queste parole &#8220;Ti lascio perché non hai il coraggio di farlo tu&#8221;. Beh, insomma. A lui non è che mancava il coraggio, più che altro mancava la voglia, comunque doveva riconoscere che la ragazza aveva trovato un bel modo per scaricarlo. E così era diventato oversize, insonne, aveva lasciato l&#8217;università e dopo il servizio civile (a Pian degli Archi, qualcuno sa dov&#8217;è?) aveva cominciato a lavorare nel call center. E qui, quando le cose non andavano più bene, quando i telefoni squillavano ogni venti minuti, 18 ad andar bene, il coraggio di fare qualcosa era venuto pure a lui. Ma non era servito a nulla. Aveva protestato per la riduzione del guadagno per telefonata di 10 centesimi, gli era stato risposto che era un errore di stampa. Un errore di stampa che non veniva corretto da 16 mesi ormai. L&#8217;estate scorsa aveva protestato per l&#8217;eccessivo calore negli uffici, non riusciva a smettere di sudare e si era presentato in direzione con in mano un termometro. La colonnina di mercurio indicava 34 gradi. Aveva detto solo &#8220;Che volemo fa?&#8221;  Ma la risposta era stata sempre la stessa, se non gli andava bene non era obbligato a star lì, poteva andarsene. Carta canta, sul contratto era scritto chiaramente e lui aveva firmato. A forza di tirarla sempre di più, la corda prima o poi si spezza. Così oggi gli era venuta in mente una cosa. Voleva fare un bel regalo di Natale ai dirigenti del call center, ce l&#8217;aveva nello zaino.</p>
<h2>Nico. Mancano 4 ore e 58 minuti.</h2>
<p>Nico ci aveva provato a cambiare lavoro, tutti rigorosamente in nero: pony express, scaricatore di merci in un supermercato (peraltro Coop), rappresentante di aspirapolvere, meccanico, camionista, spazzino, elettricista, ecc. un mese qua, una settimana là, due giorni così. Nessuna professionalità acquisita, l&#8217;unico requisito veramente necessario per diventare un lavoratore precario del call center. Però aveva diritto ad un lavoro fatto in condizioni decenti. Non aveva mai abbassato il capo in vita sua, proprio come gli aveva insegnato suo padre, una vita da sindacalista fino a che, i miasmi che aveva respirato nella fabbrica dove aveva lavorato per 20 anni, non glielo avevano portato via. Non avrebbe abbassato la testa lì dentro. L&#8217;assemblea che aveva organizzato con gli altri si era rivelata un successo, quasi il 90 per cento degli impiegati vi avevano aderito, perfino alcuni ATS. Si era tolto la soddisfazione di mandare a quel paese quei sindacalisti fantoccio che avevano saputo dire solo &#8221; chi semina vento, raccoglie tempesta&#8221;, in un tripudio di cori e applausi che sembravano non finire più. Che soddisfazione! Adesso veniva il difficile, sarebbero davvero cambiate le cose? Era venuto a lavorare il giorno di Natale perché, si sa, la gente si regala i telefonini e ci sono le nuove tariffe, promozioni, omaggi, ricariche regalo ecc. e arrivano parecchie telefonate, invece se agli altri ne erano arrivate poche, a lui non ne era arrivata neanche una. &#8220;Loro&#8221; potevano gestire lo smistamento delle chiamate e avevano deciso di metterlo a dura prova quel giorno. Nico l&#8217;aveva capito, altrochè, ma cercava di rimanere tranquillo, rilassato, gli costava tanta fatica darsi quel contegno, ma lui era forte, anche se da un po&#8217; aveva preso a tremargli il sopracciglio. Walter, compagno di lotta e amico, gli si era avvicinato, aveva uno zaino sulle spalle ed era pallido in viso <em>Hai visto i volantini appesi qui fuori? </em><a href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/ 05/07/il-domani-e-in-gran-parte-figlio-dell-oggi2/"> &gt;&gt;&gt;2</a></p>
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		<title>Interesting, I think.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 00:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[californication]]></category>

		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

		<category><![CDATA[saper scrivere]]></category>

		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendere una penna, un foglio, e dedicare tempo ed energie alla scrittura: ecco un buon sistema per farsi venire in mente altre idee, probabilmente migliori di quelle da cui si è partiti.
Ma non solo. Anche confronto, riflessione e pazienza.
Poco prima di Natale, nella fase aurorale di questo blog, avevo proposto il racconto di Daino Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>Prendere una penna, un foglio, e dedicare tempo ed energie alla scrittura: ecco un buon sistema per farsi venire in mente altre idee, probabilmente migliori di quelle da cui si è partiti.</h3>
<p>Ma non solo. Anche confronto, riflessione e pazienza.<img class="alignnone size-full wp-image-181" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/illustrazione-di-angelo-ruta.jpg?w=460&h=355" alt="illustrazione di Angelo Ruta" width="460" height="355" /></p>
<p>Poco prima di Natale, nella <em>fase aurorale</em> di questo blog, avevo proposto il racconto di Daino <em>Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata)</em>. Nei giorni di vacanza le visite erano particolarmente scarse e, mio malgrado, tolsi il racconto in attesa di tempi migliori. Merita ben altra visibilità. Nei prossimi giorni, <strong>a partire da questa sera</strong>, questo breve racconto tornerà nuovamente online.</p>
<p>Molti avranno visto il film <em>Tutta la vita davanti</em>. Film che ha posto di nuovo in evidenza, qualora ce ne fosse bisogno, la situazione di molti lavoratori e in particolar modo i precari dei <strong>call center</strong>. Demonizzato dal film (così come l&#8217;umanità in generale) il call center è anche lo sfondo di questo racconto. Quinte scenografiche, o fondale d&#8217;acquario, necessarie per poter mettere in scena i grotteschi eroi di un&#8217;umanità giovane e metropolitana quasi da <em>ultimo natale dell&#8217;umanità</em>.</p>
<p>Con una pervicacia estenuante ho tentato di tracciare precise linee editoriali per questo blog, nato essenzialmente per <em>contenere</em> le mie recensioni. Con il tempo mi è stato impossibile mantenere la rotta. Ad ogni concessione alle correnti ho però tentato di rispondere con elastiche virate. Torno allora alle radici e alla materia: libri, letteratura, scrittura, racconti&#8230; Niente recensioni anche per questa volta quindi, solo nudo testo di un giovane scrittore e chissà che un domani non possa ospitare altre<em> penne</em>. Negli ultimi anni alcuni blog sono diventati libri e bloggers scrittori (Belle de Jour,<em><a href="http://www.corriere.it/spettacoli/08_maggio_03/sesso_30b48766-18e0-11dd-8268-00144f486ba6.shtml"> Diario intimo di una squillo per bene</a></em>, e adesso già telefilm) e nella finzione di una <a href="http://www.sho.com/site/californication/home.do">serie televisiva</a> uno scrittore diventa forzatamente blogger&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;">Il mestiere dello scrittore fa schifo, è come avere i compiti a casa tutti i giorni per tutta la vita.</p>
<p style="padding-left:30px;">Hank Moody, <em>Californication</em></p>
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		<title>Domandare Un Miele</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 00:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arte]]></category>

		<category><![CDATA[Citazione]]></category>

		<category><![CDATA[Army of Mushroom]]></category>

		<category><![CDATA[Rosencrantz e Guildenstern sono morti]]></category>

		<category><![CDATA[Takahashi Murakami]]></category>

		<category><![CDATA[Tom Stoppard]]></category>

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		<description><![CDATA[I cattivi finiscono in un modo infelice, i buoni in modo sfortunato: questo è quel che significa la tragedia.
                                                                           [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2 style="padding-left:30px;">I cattivi finiscono in un modo infelice, i buoni in modo sfortunato: questo è quel che significa la tragedia.</h2>
<p><em><strong>                                                                                     Rosencrantz e Guildenstern sono morti</strong></em></p>
<p>                                                                                                                   Tom Stoppard</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Takashi_Murakami"><img class="aligncenter size-full wp-image-176" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/murakamiarmy_of_mushrooms.jpg?w=600&h=600" alt="" width="600" height="600" /></a></p>
<p>Takahashi Murakami,<strong> </strong><em><strong>Army of Mushrooms</strong></em>.</p>
<p> </p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/eremoletterario.wordpress.com/173/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/eremoletterario.wordpress.com/173/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/173/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.wordpress.com&blog=2206812&post=173&subd=eremoletterario&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Hyper Fidelity.</title>
		<link>http://eremoletterario.wordpress.com/2008/04/29/hyper-fidelity/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 17:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Arte]]></category>

		<category><![CDATA[alta fedeltà]]></category>

		<category><![CDATA[Chuck Close]]></category>

		<category><![CDATA[iperreale]]></category>

		<category><![CDATA[Self-portrait]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aprile dello scorso anno, durante un mio breve soggiorno a Madrid, ho avuto modo di assistere nel Museo Nacional Reina Sofia ad una mostra su Chuck Close (Paintings: 1968-2006). Raramente erano stati esposti in Europa i lavori dell&#8217;artista americano classe 1940.
Davvero incredibile questa rassegna delle sue opere, che si apriva con Big Self-Portrait, un&#8217;opera in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/bigself-portraits.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-170" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/bigself-portraits.jpg?w=339&h=432" alt="Big Self-Portrait, 1967-68 Acrylic on canvas" width="339" height="432" /></a>Nell&#8217;aprile dello scorso anno, durante un mio breve soggiorno a Madrid, ho avuto modo di assistere nel Museo Nacional Reina Sofia ad una mostra su <a href="http://www.chuckclose.coe.uh.edu/">Chuck Close</a> (Paintings: 1968-2006). Raramente erano stati esposti in Europa i lavori dell&#8217;artista americano classe 1940.</p>
<p>Davvero incredibile questa rassegna delle sue opere, che si apriva con <em>Big Self-Portrait,</em> un&#8217;opera in grado di illuminare da subito la sua arte.</p>
<p>Ad un primo sguardo, e da una certa distanza, avevo scambiato l&#8217;autoritratto per una semplice foto in bianco e nero di grandi dimensioni (273,05 x 212,09 cm). Avvicinandomi alla tela invece il volto si sgranava, come se stessi osservando attraverso un microscopio che ne esasperava i pori, le protuberanze, le rughe e i filamenti (barba, peli e capelli). Tutto sembrava<em> scattare </em>fuori dal quadro, quasi in 3D.</p>
<p>Close è stato negli anni &#8216;70 uno dei capofila di quella corrente dell&#8217;<strong>Iperrealismo americano</strong> votata alla ricerca di un massimo di fedeltà, anzi, di <strong>alta fedeltà</strong>, alla realtà massificata, consumistica e standardizzata dei nostri giorni vista attraverso l&#8217;obiettivo fotografico.</p>
<p><a href="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/leslie-1972-73.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-171" style="float:right;margin-left:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/leslie-1972-73.jpeg?w=300&h=376" alt="Leslie, 1972-73 Watercolor on paper mounted on canvas." width="300" height="376" /></a></p>
<p>Celebre per i suoi giganteschi ritratti, anche se non accetta committenze, Close si basa esclusivamente su primi piani fotografici rigidamente frontali. La sua tecnica consiste nel proiettare una fotografia sulla tela per mezzo di una griglia. L&#8217;utilizzo di questo reticolo gli consente di aumentare moltissimo le dimensioni dell&#8217;immagine, mantenendone metodicamente la somiglianza, che anzi viene acuita dalla nitidezza quasi maniacale nella resa dei particolari. Si tratta evidentemente di un procedimento estremamente lungo e faticoso che ben spiega lo scarso numero di opere prodotte nel corso della sua carriera.</p>
<p>La ricerca artistica di Close comporta quindi una serie di operazioni meccaniche di ingrandimento e di riproduzione dell&#8217;immagine in scala macroscopica su carta o tela, ottenendo come risultato finale un effetto <em>realer than real</em>, da qui <img class="alignnone size-medium wp-image-177" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/05/portraitofpresidentclinton.jpg?w=234&h=300" alt="" width="234" height="300" />Iperreale.</p>
<p>L&#8217;artista cede all&#8217;impersonalità del mezzo meccanico e attraverso questo virtuosismo tecnico è in grado di realizzare una copia esatta dell&#8217;originale. L&#8217;apparecchio fotografico realizza l&#8217;immagine <em>effettiva</em>, che il pittore a sua volta riproduce in seconda battuta, talvolta con gli stessi difetti e le stesse deformazioni dell&#8217;obiettivo, con le stesse rigidità che derivano dalla mancanza dei poteri di aggiustamento che sono propri, invece, dell&#8217;occhio umano.  Il rapporto con la macchina fotografica, che ai suoi esordi fu concepita come una seria minaccia all&#8217;arte figurativa, nell&#8217;Iperrealismo perde ogni conflittualità, anzi si pone consapevolmente in alternativa al vedere risolto con i mezzi classici della pittura.</p>
<p>- Per un panorama sulle tendenze artistiche degli ultimi anni Renato Barilli,<em> Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005</em>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/eremoletterario.wordpress.com/169/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/eremoletterario.wordpress.com/169/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/169/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/169/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/169/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.wordpress.com&blog=2206812&post=169&subd=eremoletterario&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Big Self-Portrait, 1967-68 Acrylic on canvas</media:title>
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			<media:title type="html">Leslie, 1972-73 Watercolor on paper mounted on canvas.</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Roma: una lezione versatile.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 17:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<category><![CDATA[casus belli]]></category>

		<category><![CDATA[I guerra punica]]></category>

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		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-168" href="http://eremoletterario.wordpress.com/2008/04/24/roma-una-lezione-versatile/roma_4/"><img class="alignleft size-medium wp-image-168" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/roma_4.gif?w=300&h=217" alt="" width="300" height="217" /></a>Aiutando mio fratello (studente al primo anno del liceo scientifico) nei sui compiti pomeridiani mi sono imbattuto - è proprio il caso di dirlo - nel suo libro di storia. Agile, per non dire smilzo, il testo rispecchia i nuovi ordinamenti scolastici che predilige l&#8217;integrazione con supporti informatici (cd-rom e dvd) e nuovi media. Purtroppo, nonostante un dichiarato intento semplificativo, alcuni argomenti vengono trattati superficialmente e con scarsa chiarezza. Nello specifico, le cause della Prima guerra punica.</p>
<p>In seguito alla conquista dell&#8217;Italia meridionale da parte di Roma (che non possedeva ancora una flotta) divenne inevitabile lo scontro con Cartagine, la grande potenza del Mediterraneo occidentale. Fra le varie cause spicca senz&#8217;altro la possibilità di mettere le mani sulla Sicilia, in seguito battezzata <em>granaio dell&#8217;impero</em>, e sulle ricchezze dell&#8217;isola. In sostanza il fine ultimo era l&#8217;<strong>accesso alle risorse</strong>, che per una città immensa (per l&#8217;epoca) come Roma era fondamentale. </p>
<p>Nonostante l&#8217;imperativo della <em>brevitas,</em> il manuale tratta anche del <em>casus belli</em>, pur non definendolo chiaramente come pretesto addotto per l&#8217;azione bellica. Questo sembra infatti una delle tante cause.</p>
<p style="padding-left:30px;">Nel 256 a.C. i Mamertini, mercenari campani minacciati da Siracusa per le scorrerie compiute nel suo territorio, si rifugiarono a Messina e chiesero aiuto a Cartagine che inviò nella città un piccolo contingente di soldati. Dopo qualche tempo però i Mamertini, non sopportando le prepotenze dei cartaginesi, chiesero aiuto ai romani, che accolsero la richiesta. Uno dei due consoli Appio Claudio elusa la sorveglianza della flotta cartaginese, sbarcò nei pressi di Messina e vi entrò senza colpo ferire&#8230;</p>
<p>Se si voleva essere sintetici credo si sia scelta la strada peggiore, rendendo telegraficamente un fatto poco chiaro (artefatto). </p>
<p>Oggi sappiamo con certezza le cause delle recenti guerre. Nulla di diverso dal passato: l&#8217;accesso alle risorse. Le società industrializzate vivono una loro esclusiva era dell&#8217;accesso, purtroppo molto diversa dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27era_dell%27accesso">nuova fase del capitalismo</a> descritta da Rifkin.</p>
<p>Queste risorse sono rappresentate, per un&#8217;esigua <strong>parte della popolazione mondiale</strong> (quella occidentale), soprattutto dall&#8217;energia e quindi dal petrolio. L&#8217;<strong>intera popolazione mondiale</strong>, al contrario, ha bisogno di acqua - come spesso si è sottolineato negli anni passati - ed infine, storia di questi giorni, si è tornati a discutere di <a href="http://www.corriere.it/economia/08_aprile_14/focus_cereali_e04346d4-09e7-11dd-bdc8-00144f486ba6.shtml">grano e cereali</a>, un problema che le civiltà umane hanno già affrontato e risolto (a modo loro) in passato.</p>
<p>Insomma nulla di nuovo sotto il sole, proprio come la finzione del <em>casus belli. </em>Sono davvero curioso di sapere cosa scriveranno i libri di storia sulla guerra in Iraq. Insieme alle motivazioni reali, riporteranno anche loro, imbarazzati e sinteticamente, ma soprattutto non palesandone la <em>fictio</em>, dell&#8217;infruttuosa ricerca delle armi di distruzione di massa?</p>
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		<title>L&#8217;album dei ricordi di Chuck Palahniuk.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

		<category><![CDATA[Bret Easton Ellis]]></category>

		<category><![CDATA[Chuck Palahniuk]]></category>

		<category><![CDATA[la scimmia fa]]></category>

		<category><![CDATA[La scimmia pensa]]></category>

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Quando la realtà è preda della fantasia.
Nell&#8217;ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l&#8217;ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall&#8217;omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell&#8217;autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-165" style="float:left;margin-right:3px;" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2008/04/scimmie-front1.jpg?w=294&h=294" alt="" width="294" height="294" /></p>
<h3>Quando la realtà è preda della fantasia.</h3>
<p style="text-align:justify;">Nell&#8217;ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di <em>Ninna nanna</em>, l&#8217;ultimo romanzo di <strong>Chuck Palahniuk</strong>. Avevo già letto<em> Invi</em><em>sible Monsters,</em> <em>Soffocare </em>e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall&#8217;omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell&#8217;autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia curiosità fu alimentata oltremodo dal trafiletto del quotidiano che preannunciava una lettura pubblica del racconto inedito <strong>Guts</strong> (<em>Budella</em>, nel 2005 poi pubblicato in <em>Cavie</em>). La lettura dello stesso racconto, nel corso del suo precedente tour promozionale negli USA, si diceva avesse causato malori e svenimenti a 27 persone. Nell&#8217;ora fissata c&#8217;erano molte persone in libreria, Chuck era seduto affianco alla Pivano e aveva un sorriso sornione. Ora non ricordo bene cosa disse, ma ricordo bene il racconto&#8230; Purtroppo sul più bello di una <strong>prolassi anale</strong> causata da una <strong>masturbazione</strong> effettuata su un bocchettone, posto sul <strong>fondo di una piscina</strong>,  ho dovuto abbandonare il lettore al suo podio&#8230; e sono andato via. Avevo un appuntamento. </p>
<p style="text-align:justify;">Negli anni seguenti ho letto anche <em>Fight Club</em>, caposaldo di una corrosiva letteratura antisistema consumistico-materialista, e recentemente <em>La scimmia pensa, la scimmia fa</em> (<em>Stranger Than Fiction: True Stories</em>) una raccolta di saggi e articoli. Quest&#8217;opera rappresenta un ottimo spunto per parlare di Chuck, offrire una chiave di lettura interessante per interpretare i suoi più famosi romanzi, da <em>Fight Club</em> a <em>Invisible Monsters</em> e scoprire dove nascono le sue storie così fantasiose da essere terribilmente reali. Palahniuk sostiene nell&#8217;introduzione che ciascuno di noi vive un rapporto di amore/odio con gli altri, lui in particolar modo tende ciclicamente a isolarsi dal mondo e dalle persone. Anche la scansione dell&#8217;opera, al riguardo, è particolarmente significativa:</p>
<ul>
<li>I<strong>nsieme</strong>, vengono analizzate le grandi manifestazioni collettive della società. Ovviamente Chuck ci sguazza nei suoi &#8220;momenti socievoli&#8221;, qui raccoglie il campionario per le sue opere: <em>quando sono in mezzo agli altri, la cosa a cui faccio più attenzione sono le storie che mi raccontano</em>.</li>
<li><strong>Ritratti</strong>, in questa sezione Palahniuk tratta delle singole persone che ha incontrato ed intervistato come: Juliette Lewis, Rocket Guy, Amy Hempel &#8220;Quando studi minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è <em>Il raccolto</em>, di Amy Hempel. Il sucessivo è <em>Strays</em> di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato.&#8221; Interessante il ritratto di Marilyn Manson intento a leggersi le carte! &#8220;[...] dovrò iniziare dal fondo e rendermi la persona più disprezzata che esiste. Rappresenterò tutte le cose cui sei contrario, e non potrai dire nulla per ferirmi, per farmi sentire peggio. Potrò solo <em>risalire</em>&#8220;. Scopriamo inoltre che Manson si registra negli alberghi con il nome di Patrick Bateman (immagino non ci sia bisogno di fare le presentazioni!).</li>
<li><strong>Personale</strong>, è senz&#8217;altro la parte più interessante. Dai romanzi trasgressivi (<em>Fight Club</em>, <em>Trainspotting</em>, A<em>merican Psycho</em>, provate a immaginare cos&#8217;ha in comune con Bret Easton Ellis oltre all&#8217;età naturalmente!), al perché scrive, <em>perché la vita non funziona mai, se non con il senno di poi. E scrivere ti permette di riguardare al passato. Perché se non riesci a dominare la vita, almeno puoi dominare la tua versione. </em>Poi la lucida dimostrazione della capacità umana di creare la realtà, ed infine il suo nostalgico album dei ricordi, la tragica scomparsa del padre e i conti con il passato (proprio come li ha fatti Easton Ellis in <em>Lunar Park</em>).</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Ma Palahniuk non è finito, come Ellis (che nel frattempo ha preannunciato il suo prossimo e ultimo lavoro <em>Imperial Bedrooms</em>), a leggere i libri che i produttori hollywoodiani vorrebbero adattare per il piccolo schermo. Continua a scrivere e a graffiare. Di prossima pubblicazione è infatti <em>Snuff</em>, la storia di una donna che fa sesso con 600 uomini di seguito e muore durante le riprese del film&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Chuck è ancora convinto che non sia possibile pensare alla scrittura come al proprio lavoro principale, d&#8217;altronde:</p>
<p style="padding-left:30px;text-align:justify;">nessuno a Los Angeles si trova mai a più di un centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte ad essere tirate fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare.</p>
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