il Corriere della Letteratura

Duma Key. Il ritorno del “Re del Brivido”.

Pubblicato su Libri, Recensione by EDN su Maggio 6th, 2008

Horror waiting to happen

Approda oggi nelle librerie italiane l’ultimo romanzo di Stephen King Duma Key, l’ultima gemma del suo oscuro universo letterario…. Che dire di questo pozzo di storie vivente? Incredibile davvero la quantità di libri, racconti e romanzi che è riuscito a scrivere in quasi quarant’anni di carriera. 
Questo romanzo è stato pubblicato negli Stati Uniti il 22 gennaio di quest’anno. Il 6 marzo Wu Ming 1 ha recensito il libro per le pagine de L’Unità.

Ed ecco la quarta di copertina.

Duma Key è una minuscola isola della Florida in cui si rifugia il protagonista, Edgar Freemantle, in seguito a un grave incidente. Menomato nel fisico e abbandonato dalla moglie, decide di ricominciare una nuova vita in questa striscia di sabbia e mare.
Affitta una casa da Elizabeth, un’anziana che è proprietaria di tutti gli appartamenti del posto, e si dedica a una vecchia passione: la pittura. I quadri che comincia a dipingere, specie quando il braccio amputato gli procura delle sensazioni fantasma, rivelano un talento eccezionale e non solo dal punto di vista artistico. Diventano macabre profezie, capaci di togliere la vita a chi li acquista e di far comparire e sparire cose e persone. Edgar dovrà capire qual è il mistero che avvolge Duma Key e se l’enigmatica signora Elizabeth e il suo passato hanno qualcosa a che fare con la forza che si sprigiona dalle sue creazioni artistiche.

L’album dei ricordi di Chuck Palahniuk.

Pubblicato su Recensione by EDN su Aprile 16th, 2008

Quando la realtà è preda della fantasia.

Nell’ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l’ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall’omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell’autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia curiosità fu alimentata oltremodo dal trafiletto del quotidiano che preannunciava una lettura pubblica del racconto inedito Guts (Budella, nel 2005 poi pubblicato in Cavie). La lettura dello stesso racconto, nel corso del suo precedente tour promozionale negli USA, si diceva avesse causato malori e svenimenti a 27 persone. Nell’ora fissata c’erano molte persone in libreria, Chuck era seduto affianco alla Pivano e aveva un sorriso sornione. Ora non ricordo bene cosa disse, ma ricordo bene il racconto… Purtroppo sul più bello di una prolassi anale causata da una masturbazione effettuata su un bocchettone, posto sul fondo di una piscina,  ho dovuto abbandonare il lettore al suo podio… e sono andato via. Avevo un appuntamento. 

Negli anni seguenti ho letto anche Fight Club, caposaldo di una corrosiva letteratura antisistema consumistico-materialista, e recentemente La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction: True Stories) una raccolta di saggi e articoli. Quest’opera rappresenta un ottimo spunto per parlare di Chuck, offrire una chiave di lettura interessante per interpretare i suoi più famosi romanzi, da Fight Club a Invisible Monsters e scoprire dove nascono le sue storie così fantasiose da essere terribilmente reali. Palahniuk sostiene nell’introduzione che ciascuno di noi vive un rapporto di amore/odio con gli altri, lui in particolar modo tende ciclicamente a isolarsi dal mondo e dalle persone. Anche la scansione dell’opera, al riguardo, è particolarmente significativa:

  • Insieme, vengono analizzate le grandi manifestazioni collettive della società. Ovviamente Chuck ci sguazza nei suoi “momenti socievoli”, qui raccoglie il campionario per le sue opere: quando sono in mezzo agli altri, la cosa a cui faccio più attenzione sono le storie che mi raccontano.
  • Ritratti, in questa sezione Palahniuk tratta delle singole persone che ha incontrato ed intervistato come: Juliette Lewis, Rocket Guy, Amy Hempel “Quando studi minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è Il raccolto, di Amy Hempel. Il sucessivo è Strays di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato.” Interessante il ritratto di Marilyn Manson intento a leggersi le carte! “[...] dovrò iniziare dal fondo e rendermi la persona più disprezzata che esiste. Rappresenterò tutte le cose cui sei contrario, e non potrai dire nulla per ferirmi, per farmi sentire peggio. Potrò solo risalire“. Scopriamo inoltre che Manson si registra negli alberghi con il nome di Patrick Bateman (immagino non ci sia bisogno di fare le presentazioni!).
  • Personale, è senz’altro la parte più interessante. Dai romanzi trasgressivi (Fight Club, Trainspotting, American Psycho, provate a immaginare cos’ha in comune con Bret Easton Ellis oltre all’età naturalmente!), al perché scrive, perché la vita non funziona mai, se non con il senno di poi. E scrivere ti permette di riguardare al passato. Perché se non riesci a dominare la vita, almeno puoi dominare la tua versione. Poi la lucida dimostrazione della capacità umana di creare la realtà, ed infine il suo nostalgico album dei ricordi, la tragica scomparsa del padre e i conti con il passato (proprio come li ha fatti Easton Ellis in Lunar Park).

Ma Palahniuk non è finito, come Ellis (che nel frattempo ha preannunciato il suo prossimo e ultimo lavoro Imperial Bedrooms), a leggere i libri che i produttori hollywoodiani vorrebbero adattare per il piccolo schermo. Continua a scrivere e a graffiare. Di prossima pubblicazione è infatti Snuff, la storia di una donna che fa sesso con 600 uomini di seguito e muore durante le riprese del film…

Chuck è ancora convinto che non sia possibile pensare alla scrittura come al proprio lavoro principale, d’altronde:

nessuno a Los Angeles si trova mai a più di un centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte ad essere tirate fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare.

Dell’infelicità umana e del conforto trovato in una sottovalutata torta di mirtilli.

Pubblicato su Cinema, Recensione by EDN su Marzo 28th, 2008
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

“Non bisogna aver paura del romanticismo per apprezzare My Blueberry Nights”.

Wong Kar-wai impiega le esperienze e le soluzioni narrative sperimentate nei precedenti film per realizzare la sua prima pellicola girata in lingua inglese. 

a-blueberry-pie.jpg

Fra le opere che hanno segnato la carriera di Wong Kar-wai bisognerà tenere bene a mente il film che lo ha rivelato al pubblico Italiano: Hong Kong Express. Non nascondo che un ritorno in grande stile (innanzitutto) a quel capolavoro era proprio quello che attendevo.

In My Blueberry Nights (in Italia il film è uscito nelle sale con l’improbabile titolo Un bacio romantico) il viaggio verso ovest della protagonista Elizabeth (Norah Jones) è molto simile a quello compiuto (in California?) dall’inserviente del locale frequentato dall’agente 633 in Hong Kong Express.

continua a leggere

L’altro da noi: noi stessi.

Pubblicato su Letteratura, Recensione by EDN su Gennaio 11th, 2008

dsc01105.jpgMichel Faber si è imposto alla mia attenzione grazie allo straordinario successo di Il petalo cremisi e il bianco. Non ho letto per primo questo romanzo perchè cronologicamente è posteriore a Sotto la pelle, anche se in Italia è stato pubblicato solo dopo il successo de Il petalo. Protagonista della vicenda è una donna, o per meglio dire una femmina di nome Isserly, che, lungo le fredde strade della Scozia, carica a bordo della sua auto giovani autostoppisti. Non indistintamente però. Lei sceglie con cura quelli dall’aspetto sano e dalle spalle larghe. Non mi sembra il caso di svelare più di quanto non sia scritto in quarta di copertina. Si scoprirà presto che l’essere, in realtà, non è umano e lavora per una multinazionale del commercio di carne umana capeggiata da un giovane alieno. Ma non lo definirei un romanzo di fantascienza, anche se vi sono degli alieni, non a caso la protagonista è molto simile ad un umano. Il suo camuffarsi non è stato indolore, Isserly ha subito delle operazioni al fine di sembrare umana. Ricorda molto un racconto (presente su un’antologia scolastica) di Fredric Brown del 1954 dal titolo Sentinella (Sentry), considerato un classico della narrativa di fantascienza. Un soldato si trova al fronte, in una sorta di guerra di trincea. Ad un tratto si avvicina un alieno, un nemico orrendo e ributtante. Prende la mira e spara: lo uccide. In poche battute si scopre che il protagonista è un alieno e il nemico è un terrestre. Il lettore immagina per tre quarti della vicenda che a parlare sia un umano, per poi scoprire che il protagonista è alieno e che il nemico orribile è proprio un essere umano. Un racconto che spinge il lettore a riflettere sul pregiudizio suo e della società. Gli altri possiamo anche essere noi.

In realtà in Sotto la pelle non vediamo la razza umana con gli occhi di un’aliena, ma vediamo attraverso di lei il suo mondo, straordinariamente simile al nostro. Isserly è dotata di una sensibiltà, una tenacia e un’applicazione più che umana. Questo personaggio femminile è davvero unico, tanto da farci rammaricare del fatto che non sia una terrestre (forse è qui la genialità di questo romanzo). Lei è spinta dai suoi doveri lavorativi, sociali e infine affettivi (cosa ci spinge?). Altro personaggio forte è Amliss Vess, giovane e idealista rampollo della citata multinazionale. Isserly lo tratta senza rispetto e lui riesce a sorvolare grazia alla sua calma olimpica. Sembra essere un filantropo, ma il dubbio che in reltà sia solo un classico figlio di papà annoiato rimane.

Il Mondo che mettono in scena è il nostro, la nostra società e le nostre convenzioni. Quale migliore punto di vista se non quello di astrarcelo rendendolo alieno.

Michel Faber, Sotto la pelle, Torino, Einaudi, 2004, pp. 268.

Tagged with: , ,

“Mi passi il piccante?”

Pubblicato su Recensione by EDN su Dicembre 7th, 2007

salsa-piccante.jpgAppena terminato Spicy. Storie dal mondo in salsa piccante a cura della premiata ditta Berbera & Hyde. Il genere è facilmente intuibile. Non sono un divoratore di romanzi e racconti erotici, anche se devo ammettere che la curiosità in questi casi è sempre pericolosa. Infatti, la lettura non pretendevo fosse edificante, ma tant’è… Comunque, i nostri selezionano racconti come avevano, già in passato, selezionato i manga più interessanti in XXX direi decisamente più riuscito. Mi aspettavo abbandoni e seduzioni, grandi scene di sesso, il peggio del peggio, o il meglio del meglio che dir si voglia. In una parola eccesso, ma i ben pensanti direbbero trasgressione. Buona vecchia trasgressione, magari ci fosse stata. La fantasia langue, il piccante non è pervenuto. Non presente neanche fra le righe. Va detto che la maggior parte degli autori mi risultano sconosciuti e ambientano le loro storie in location da film porno degli anni 80. Anni 80 a noi cari, ad ogni modo.

Non voglio insistere.spicy.jpg

Salvo al contrario Senza veli in Bourbon Street (Bottomless on Bourbon) di Maxim Jakubowski. In questo racconto la passione e i desideri si mischiano con l’amore che sboccia consapevole nel protagonista maschile. Il personaggio femminile al contrario può generare solo un complesso di sentimenti contrastanti. Chi non vorrebbe incontrarla, eppure chi riuscirebbe a evitare di innamorarsene. Il racconto si mantiene in equlibrio ottimamente sulla cresta dei sentimenti e delle passioni.  toni.jpg

 Fra i romanzi del genere che ho letto, inarrivabile resta per me The Surrender di Toni Bentley, impossessatevene.    

Tagged with: , ,

La scimmia e il truffatore.

Pubblicato su Recensione by EDN su Dicembre 3rd, 2007

bunker.jpgStark crede di essere il più bravo truffatore doppiogiochista di Oceanview, California. In realtà è braccato da tutti, buoni, cattivi, amori e droghe. Si reputa geniale come affabulatore, ma racconta solo frottole per fare presa. Sembrerebbe che è l’unica cosa che vuole in realtà, fare presa: sui soldi, sul mercato delle droghe, sulle donne. Lucidamente lotta per riottenere la sua libertà, che sostanzialmente è quella di truffare il malcapitato di turno, così da permettersi di farsi di eroina e così evitare le terribili pene di chi è afflitto dalla scimmia. Dopo una notte in cella, e dopo aver passato l’inferno dell’astinenza, decide di scalare con le dosi che assume, ma anche che ora di piazzare il grande colpo. Grande colpo che arriverà a sorpresa, anche per un volpone come Stark. Per chi conosce già gli amari protagonisti dei romanzi di Bunker, questo inedito non risulterà una novità. Certo è che si rivela comunque godibilissimo. Lo sguardo, le vedute sul mondo criminale è senza pari, di chi lo ha vissuto davvero. L’esistenza in bilico di chi vive al di fuori delle leggi civili, ma secondo il codice criminale, salta fuori vivida ad ogni rigo come anche in Come una bestia feroce e Animal factory. Forse quì Bunker non è ancora smaliziato come negli altri romanzi. Si può dire che è un po meno scrittore, ma sicuramente è molto più criminale.

Edward Bunker; introduzione di James Ellroy; epilogo di Jennifer Steele, Stark, Torino, Einaudi, 2006, VI, p.176.

Tagged with: ,

Gli anni Novanta di De Cataldo.

Pubblicato su Letteratura, Recensione by EDN su Novembre 30th, 2007

stefanoaccorsi_3432.jpegL’ultimo romanzo che mi è capitato fra le mani è stato Nelle mani giuste, del magistrato Giancarlo De Cataldo. Purtroppo non ho ancora letto il romanzo che ne ha imposto l’attenzione al grande pubblico: Romanzo criminale. Libro dal quale è stato tratto uno dei film più belli degli ultimi anni. Film che rivedo sempre con piacere, grazie allo straordinario cast e alla trama avvincente. In questo libro la trama si fa particolarmente esile, quasi scompare fra le piaghe di quella che è ormai storia. Storia che, data la prossimità degli avvenimenti, è ancora molto complicata da valutare. Ciò non toglie che è giusto che si comincino a fare dei bilanci e a gettare nuove prospettive sul nostro recente passato. Il tema che tutti cerchiamo tra queste pagine è quello della successione dalla prima alla seconda repubblica nel nostro paese. Cosa è realmente successo, chi ha abdicato (a suo modo) e chi ne ha preso il posto con un tempismo raramente rintracciabile nella storia politica italiana? I complottisti rimarranno senz’altro delusi, fra le righe di questo romanzo sembrerebbe che il più grande partito di centrodestra sia nato solo per gli interessi particolari del suo fondatore. Tutti i fantomatici burattinai (servizi segreti, logge deviate e Cosa Nostra) si affannano a cercare una successione del potere indolore per i propri tornaconti. Insomma la domanda sorge spontanea, loro si ammazzano prendono contatti all’estero, hanno carte compromettenti, si alleano e si tradiscono, e nel frattempo l’Italia se la prende un imprenditore messo alle strette dai magistrati che minacciano i suoi affari? Un ideale su tutti e tutto, l’etica della convenienza. Chi si muove nel nostro paese lo fa solo per convenienza, sarà questa la chiave? I sentimenti non possono nulla contro la sete di potere che muove gli umani. Le stragi e gli attentati si innestano bene nella trama, ridandoci la eco di quel periodo di grande instabilità dove qualcosa poteva cambiare. Probabilmente ha vinto chi le ha piazzate quelle bombe…Potrebbe tranquillamente essere l’Italia quella che viene esaltata e temuta come “vergine riottosa”, salvo poi darsi in quanto “scaltra prostituta”.

Giancarlo De Cataldo, Nelle mani giuste, Torino, Einaudi, 2007, p.340.

Babilonia infernale.

Pubblicato su Recensione by EDN su Novembre 29th, 2007

metropolis.jpgL’ultimo romanzo che ho letto è Metropolis di Thea Von Harbou. Mentre parlavo con il docente relatore della tesi, mi ha suggerito che in Metropolis per l’appunto le macchine erano immaginate come macchine a vapore. Quindi il mio interesse era scientifico diciamo, prima ancora che filologico. In realtà si è dimostrato un clamoroso buco nell’acqua per entrambi i motivi. Innanzi tutto, probabilmente i riferimenti alla macchina a vapore sono nel film che non ho visto ed è del marito dell’autrice: Fritz Lang. Ma questo romanzo, particolarmente tedioso, pubblicato nel 1912 non corrisponde neanche alla sceneggiatura del film che è del 1926. L’autrice ci ha lasciato solo quest’opera di un certo rilievo e già questo doveva insospettirmi. La storia probabilmente la conosciamo già. C’è l’uomo che ha creato le macchine che regolano la sua città e c’è suo figlio che si innamora di colei sta per innescare la rivolta degli “operai”. Riferimenti biblici, magici e misterici a go-go per una storia innervata dalla mentalità tedesca dell’epoca. La maggior parte dei personaggi sono assolutamente bidimensionali, il monaco Desertus non assolve a nessuna delle normali funzioni narrative. C’è, senza un perchè. Se mentre lo leggete vi capita di pensare ad altro non preoccupatevi è normale. 

“Ti sei scordato che gli amanti sono sacri. Anche se si sbagliano, Joh, il loro errore è sacro. Anche se sono folli, Joh, la loro follia è sacra. Perchè dove esistono gli amanti, esiste il giardino di Dio, e nessuno ha il diritto di cacciarli di lì. Nemmeno Dio. Solo il loro peccato lo può.”

Thea Von Harbou, Metropolis, Milano, Newton, 1996, pp. 126.