Quando il bisturi muta in penna di precisione.
Recentemente e casualmente mi sono imbattuto in un eccezionale articolo presente su Internazionale (18/24 Aprile 2008 n.740). L’autore, Atul Gawande, è professore di chirurgia alla Harvard medical school di Boston. Scrive di medicina e scienza per il New Yorker, dove è apparso originariamente l’articolo in questione. In Italia nel 2005 è stato pubblicato da Fusi orari il suo primo libro Salvo complicazioni (Appunti di un chirurgo americano su una scienza imperfetta). Il suo ultimo lavoro, non ancora tradotto in italiano, Better: a surgeon’s notes on performance è entrato nella classifica bestseller del New York Times e giudicato da Amazon.com come uno dei migliori dieci libri del 2007.
L’eccezionalità dell’articolo è dovuta a diversi elementi.
Il tema scientifico-medico trattato, senz’altro non uno degli argomenti in grado di interessarmi (tant’è che credevo si rivolgesse ad una schiera di giovani studenti di medicina). Invece no, il tema è decisamente più universale: il corpo umano, gli ospedali ed in maniera particolare le unità di terapia intensiva.
E’ un termine oscuro. Gli specialisti del settore preferiscono dire che fanno “medicina critica”, ma questo non chiarisce molto la questione. L’espressione “sostegno alla vita” rende meglio l’idea. Le unità di terapia intensiva assumono il controllo artificiale di corpi che non funzionano più.
Segue una lunga accurata analisi di queste unità ed alcuni esempi di casi clinici (scordatevi di incontrare il Dr. House).
Attraverso un discorso in stile matematico-deduttivo e assolutamente avvincente (e forse per questo convincente, ma parlo da accanito lettore di Sherlock Holmes) Gawande dimostra come molte vite umane possano essere salvate da una semplice checklist.
La terapia intensiva è diventata l’arte di saper gestire situazioni estremamente complesse . Ma anche se questa complessità può essere umanamente gestibile. [...] La terapia intensiva ha successo solo quando le probabilità di fare del male sono molto più basse di quelle di fare del bene. E mantenere questo rapporto è difficile. [...] Nel sostegno alla vita dei reparti di terapia intensiva c’è troppa medicina perché una persona sola la possa gestire.
Dopo aver divorata l’articolo di Gawande sono assolutamente convinto dell’utilità delle checklist e della loro versatilità, anche se ciò non è ne implicito ne esplicito nel suo discorso. Eppure:
- aiutano la memoria, specialmente nelle questioni di ordinaria amministrazione che vengono spesso trascurate nelle situazioni critiche,
- rendono esplicite le misure minime da seguire nelle procedure complesse.
Palazzo Madama, 24 gennaio 2008.
Non è mia intenzione parlare di politica, dato che per mia scelta questo blog è luogo deputato a libri e affini.
A volte, però mi sono concesso una parentesi sull’arte.
Quando ho visto le scene del Senato di giovedì 24 gennaio mi è subito tornata in mente una celebre opera d’arte. Per la precisione è uno studio, un bozzetto per la famigerata Battaglia di Anghiari di Leonardo del 1503. Inutile parlare qui di un’opera presente in tutti i libri di storia dell’arte. Tuttavia, cito da Wikipedia:
I personaggi della scena, infatti, lottano instancabilmente per ottenere il gonfalone, simbolo della città di Firenze. La scena riflette il pensiero dell’Artista fondato su una visione pessimistica dell’uomo, che deve lottare per vincere le proprie paure.
Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.
La palma di libro dell’anno 2007 va a Gomorra di Roberto Saviano. In realtà questo romanzo è uscito nelle librerie nell’aprile del 2006 e, grazie ad un certo tam tam mediatico, ha rapidamente conquistato le vette delle classifiche di vendite in Italia. In quella stessa estate si parlava, forse eccessivamente, della figura dell’autore, costretto a vivere sotto scorta perché la camorra se l’era eufemisticamente legata al dito. Nel 2007 il libro ha surfato sulle creste delle classifiche con una costanza vista raramente per un’opera prima.
Inutile dire, che grazie alle cronache di questi giorni, riguardanti Napoli alle prese con l’emergenza (”quindi clamoroso affare economico” Sergio Rizzo, Corriere della Sera 3/1/0
rifiuti, viene voglia di risfogliare Gomorra alla ricerca delle parole che ci hanno illuminato, infatti l’emergenza dura da 14 anni. Chi non conosce la realtà campana, difficilmente può comprendere i meccanismi che muovono le persone, criminali e non. Qualcuno ha detto “Napoli è un paradiso popolato di diavoli”. Saviano ha dato voce a questi diavoli. La sua non è un’analisi sociologica, ne tanto meno un reportage sul campo (questo era ciò che pensavo inizialmente), ma un viaggio come dice nel sottotitolo. Esatto, non c’è nulla di più corretto che pensare a questo libro come alla narrazione di un viaggio all’interno del citato sogno di grandezza della camorra, un viaggio nei gironi infernali dello Stato. L’autore, fra rallentamenti e accelerazioni, racconta tutta la filiera del sistema economico criminale. Crimini quasi misconosciuti per quanto non riescono a raggiungere i titoli dei giornali e le case degli italiani attraverso i tg. Qualche servizio, mandato in onda in questi giorni, ha per caso indicato le radici dell’attuale problema monnezza (così la chiamano al sud apostrofa, come fosse una divertita nota di colore, il tg5 del 2 gennaio)? Ma questa è solo una delle strade, uno dei tentacoli dell’impero economico narrato da Saviano, lucido indagatore dei mali della sua terra, la nostra terra.Così si sono concluse le votazioni per il libro del 2007. Per quanto riguarda i dati del pool svoltosi sul Corriere della Letteratura i numeri sono abbastanza esigui. Niente di trascendentale per un blog nato poco più di un mese fa, chiaramente. Non amo sbandierare sondaggi come alcuni politici nostrani, quindi, con beneficio d’inventario possiamo ritenere questo il libro del 2007 (lo è sicuramente per EremoLetterario) in attesa del risultato del tg1 libri.
Nel frattempo, buon Libro del 2008 a tutti.
“Alain Robbe-Grillet è qualcuno. Anzi lo era.”
Il nome di questo scrittore alla maggior parte di noi probabilmente non dirà nulla, a me per lo meno non ha detto nulla sino ad un mese fa. Eppure è uno dei grandi vecchi della letteratura francese. Le Gomme (1953) suo romanzo d’esordio era già riuscito a scandalizzare per la memorabile descrizione, maniacale e minuziosa, degli oggetti. Robbe-Grillet è uno dei teorici e dei più noti rappresentanti della cosiddetta scuola del nouveau roman, che si è proposta di cambiare radicalmente la tecnica del romanzo, escludendo dal tessuto narrativo l’intreccio, lo studio psicologico dei personaggi, l’uso della metafora e sovvertendo l’ordine spaziale e temporale.
Il nouveau roman tende a fare un’operazione di scomposizione dei piani di durata. E’ un modo quasi di composizione cubista. Le voyeur di Robbe-Grillet è un libro scritto nel modo in cui dipingeva Picasso: piani sovrapposti. I volumi sono sovrapposti, e i tempi sono incastrati uno sull’altro. I tempi non hanno la logica dell’orologio, ma del fattuale. Perciò, il nouveau roman spesso alla fine , nei suoi risultati estremi, diventa incomprensibile e illegibile, proprio perchè non si può scrivere un poema in prosa di trecento pagine. Conversazione con Alberto Moravia in Alain Elkan, Vita di Moravia, Bompiani, 2007.
Tornando ad oggi, in Italia, trovano ampio spazio sulle terze pagine dei grandi quotidiani nazionali le polemiche che si stanno consumando al di là delle Alpi per la pubblicazione del suo ultimo romanzo intitolato “perfidamente” Un roman sentimental. In realtà pare che di sentimentale non ci sia proprio nulla. I critici si sono scagliati contro l’ottantacinquenne scrittore per la gratuità delle scene di sesso, la pedofilia e il sadismo (una specie di enciclopedia del provocatorio) che pervade le pagine chiuse di questo romanzo. Si, chiuse. Si scopre, infatti, che in patria il romanzo è stato pubblicato con le pagine non rifilate. Quindi da aprire con un taglia carte, o come più prosaicamente fa notare il Corriere della sera, con il dito, sottolineandone la sua importanza nella letteratura erotica. In libreria si può trovare il volume avvolto nel cellophane, in sostanza non si trova la celebre copia da sfogliare per appagare la nostra curiosità. Si perché questo romanzo potrà o non potrà incontrare i nostri gusti, quel che è certo è che questa morbosa “fiaba per adulti” in Italia è già attesissima. E non di certo dai critici nostrani. In Italia il libro non è ancora arrivato, ma se queste sono le premesse, prepariamoci ad una piena di inchiostro.





