Archive for the ‘Elzeviro’ Category
Bestseller è ancora marchio d’infamia?
Non è un mistero, e più volte l’ho ribadito nel presente blog trattando dei vari fenomeni editoriali, che spesso di fronte al successo e ai numeri si storca il naso e si cerchi di vedere quello che si vuole. Non c’è mezzo d’informazione che nell’ultimo mese non ha parlato dello scrittore svedese Karl Stieg-Erland Larsson, del suo progetto di opera quasi titanica, di quello che è riuscito a realizzare e anche della sua tragica fine in corso d’opera. In Italia sono usciti i primi tre capitoli della saga “Millennium”: Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta riscuotendo un successo davvero strepitoso e forse difficile da spiegare. Critici e scrittori nel frattempo si interrogano sul fenomeno e più d’uno ha stroncato i lavori di Larsson. Ad ogni modo i suoi libri confermano che nessuno conosce la chiave per arrivare al successo. Il Corriere della Sera ha recentemente pubblicato la corrispondenza elettronica tra lo scrittore e l’editore svedese, ve ne riporto un estratto che fa luce sui canoni e, se vogliamo, sulla poetica di Larsson.
Forse ti può interessare qualche parola su cosa ho voluto dire con questi libri.
Per molti aspetti ho voluto andare controcorrente rispetto alla consueta impostazione dei romanzi polizieschi. E per farlo ho usato degli espedienti di solito proibiti. La presentazione di Mikael Blomkvist, per esempio, avviene esclusivamente attraverso l’indagine personale fatta da Lisbeth Salander.
Ho cercato di creare dei protagonisti che si distinguessero radicalmente dai soliti personaggi dei polizieschi. Perciò Mikael Blomkvist non ha né l’ulcera, né problemi di alcolismo o di angoscia esistenziale. Non ascolta l’opera né si dedica a qualche strano hobby come i modellini di aeroplani o cose simili. In generale non ha problemi e la sua caratteristica principale è che si comporta come lo stereotipo di una “puttana”, cosa che lui stesso riconosce. Ho anche consapevolmente invertito i ruoli sessuali; sotto molti aspetti Blomkvist fa la parte della “bambolona”, mentre Lisbeth Salander ha modi di fare e qualità che sono stereotipi “maschili”.
Una regola fondamentale è stata di non idealizzare mai il crimine e i criminali, né di fare delle vittime degli stereotipi. Nel primo libro ho costruito il serial killer mescolando tre casi autentici. Tutto ciò che viene descritto si può dunque ritrovare in reali inchieste di polizia. La descrizione dello stupro di Lisbeth Salander si basa su un caso avvenuto a Östermalm tre anni fa. E così via. Ho voluto evitare che le vittime fossero persone anonime, per questo dedico molto tempo a presentare Dag Svensson & Mia Bergman prima dell’omicidio.
Detesto i polizieschi dove il protagonista può comportarsi in qualsiasi modo o fare cose che le persone normali non fanno senza conseguenze. Se Mikael Blomkvist spara a qualcuno, anche se lo fa per autodifesa, finisce in tribunale. Lisbeth rappresenta l’eccezzione molto semplicemente perché è una sociopatica con tratti psicotici e non funziona come le persone normali. Non ha dunque la stessa percezione di ciò che è “giusto” o “sbagliato” della gente normale, ma ne subisce anche le conseguenze.
Come forse avrai già capito ho dedicato molto spazio alle figure secondarie nell’azione, il cui ruolo sotto certi aspetti è importante tanto quello dei protagonisti. Lo scopo è quello di creare un universo realistico intorno a Blomkvist/Salander. [...] i personaggi secondari spesso possono essere molto più interessanti del protagonista.
stieg.larsson@… venerdì 30 aprile 2004
Obama: il discorso della vittoria
Il quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America: “Il cambiamento è arrivato”
Se c’è qualcuno là fuori che ancora dubita che gli Stati Uniti siano un posto in cui tutto sia possibile, che dubita che il sogno dei nostri fondatori sia ancora vivo, che si interroga sul potere della nostra democrazia: questa notte ha avuto una risposta.
E’ la risposta di giovani e anziani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, bianchi e neri, ispanici, asiatici e indiani d’America, gay e etero, disabili e non disabili. Gli americani hanno lanciato un messaggio al mondo: non siamo mai stati un insieme qualunque di individui o un insieme di stati blu o rossi. Siamo e saremo per sempre gli Stati Uniti d’America.
Yes We Can. America siamo arrivati fin qui. Abbiamo visto così tanto, ma c’è ancora molto da fare. Questa notte dobbiamo chiederci se i nostri bambini vivranno abbastanza per vedere il prossimo secolo, se le mie figlie saranno così fortunate da vivere più di cento anni. Quali cambiamenti vedranno? Quali progressi avremo fatto? Adesso possiamo rispondere a questa domanda.
E’ il nostro momento.
E’ il nostro tempo.
E’ ora di ridare un lavoro alla gente, dare opportunità ai nostri ragazzi, ristabilire prosperità, promuovere la pace, riaffermare il sogno americano. Ribadire una grande verità: che tra tanti siamo uno solo, che mentre respiriamo speriamo e quando ci scontriamo con scetticismo, dubbio o incontriamo chi dice che non possiamo, noi risponderemo loro con un credo senza tempo che rappresenta lo spirito di un popolo: Yes We Can.
Chicago, Grant Park, 4 Novembre 2008
La storia questo ci insegna: che dalla storia nessuno ha imparato.
Banksy, copertina dell’album dei Blur Think Tank, 2003.
Gli esami di maturità di giugno sono lontani e, per quanto riguarda la scuola, si inizia già a pensare agli esami di riparazione di settembre. La maturità del 2008 è stata contrassegnata da polemiche infinite, errori grossolani e, ovvia conseguenza, qualche testa saltata nel ministero della pubblica istruzione. Poca attenzione, a mio parere, ha suscitato il tema incandescente (e per questo forse prevedibile) della storia. La seconda prova del liceo classico (19 giugno) era infatti la versione di greco: Un codice etico per lo storico. Neanche un mese prima, sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, si discuteva della possibilità di far cooperare studiosi di vari Paesi con lo scopo di giungere a conclusioni condivise. Studiosi francesi e tedeschi hanno preparato un manuale comune di storia riguardante il periodo 1815-1945. Tentativi analoghi sono in corso tra le varie etnie della Bosnia e tra il Giappone e la Corea. Non è un buon segno che per scrivere un manuale che non sia faziosamente nazionalistico occorra la collaborazione di studiosi di diversi Paesi. Insomma, la storia potrebbe divenire un racconto mediato in lunghe trattative, concessioni fra paesi ostili per equilibrare una bilancia a scapito di un giudizio autonomo.
Le vere storie “oggettive” nascono dalla profonda soggettività di chi la storia studia e racconta secondo i canoni della storiografia. Il lavoro, il confronto e il dibattito storiografico, con le relative innovazioni concettuali, tecniche e documentarie, fanno essi, egregiamente, e nell’unico modo possibile, ciò che si vagheggia per le storie “bipartisan”; e la storia della storiografia per i problemi che si affrontano rende ampio conto del senso che ha la pluralità delle voci storiografiche.
Giuseppe Galasso, Storia bipartisan, un’idea sbagliata, Corriere della Sera, Venerdì 30 Maggio 2008
Un codice etico per lo storico
Tale sia dunque per me lo storico. Deve essere senza timore, imparziale, libero, amante della libertà di parola e della verità; come dice il poeta comico, intenzionato a chiamare fichi i fichi e barca la barca, non per odio né per amicizia assegnando un giudizio né trattenendosi o perché prova pietà o perché prova vergogna o perché è turbato; giudice equo, benevolo con tutti quanti fino al punto di non assegnare a una delle due parti qualcosa di più del dovuto, straniero nei suoi libri e senza patria, autonomo, non soggetto ad un sovrano e uno che non calcola che cosa sembrerà bene a questo, ma che dice che cosa è stato fatto. Tucidide dunque regolò benissimo questo aspetto e distinse virtù e vizio storiografico, perché vedeva che Erodoto suscitava soprattutto la meraviglia, fino al punto che i suoi libri furono chiamati con i nomi delle Muse. Tucidide dice infatti sia di scrivere la storia come possesso perenne più che come successo valido per il presente, sia di non abbracciare il favoloso ma di lasciare ai posteri la verità degli avvenimenti. E introduce l’utile e il fine della storia che uno che sia saggio si proporrebbe, così che, se un giorno nuovamente accadessero cose simili, possano, dice, guardando ai fatti messi per iscritto in precedenza, ben regolarsi in quelli che sono sotto gli occhi.
Luciano di Samosata
Winning Modern Olympic games
Manca davvero pochissimo all’apertura dei giochi olimpici di Pechino: le olimpiadi manifesto della grandeur cinese. Precedute da un’attesa spasmodica, da mille polemiche e minacce di ogni tipo eccoci di nuovo a parlare di sport, anzi no.

beijing 2008
In antichità le olimpiadi erano delle feste religiose che si tenevano a Olimpia, in Grecia, in onore di Zeus. Per permettere a tutti i greci di prendervi parte, si proclamava una tregua sacra che interrompeva le contese e le guerre (e non erano certo popoli pacifici). A partire dal 776 a.C., alle celebrazioni religiose si aggiunse quella dell’unità nazionale, l’importanza fu tale che questa data fu presa come riferimento nel computo del tempo.
Le olimpiadi moderne, riprese dal 1896 su iniziativa di un diplomatico francese, si tengono come le antiche ogni quattro anni, ma furono interrotte a causa delle due guerre mondiali. In seguito ad un rapido processo di commercializzazione, le olimpiadi hanno perso il loro valore sacro e non rappresentano più un oasi di libertà e di diritto, al contrario, sono un belletto e un cerone per paesi che continuano a calpestare i diritti umani.
La comunità internazionale si goda lo spettacolo in mondovisione.
Quando il bisturi muta in penna di precisione.
Recentemente e casualmente mi sono imbattuto in un eccezionale articolo presente su Internazionale (18/24 Aprile 2008 n.740). L’autore, Atul Gawande, è professore di chirurgia alla Harvard medical school di Boston. Scrive di medicina e scienza per il New Yorker, dove è apparso originariamente l’articolo in questione. In Italia nel 2005 è stato pubblicato da Fusi orari il suo primo libro Salvo complicazioni (Appunti di un chirurgo americano su una scienza imperfetta). Il suo ultimo lavoro, non ancora tradotto in italiano, Better: a surgeon’s notes on performance è entrato nella classifica bestseller del New York Times e giudicato da Amazon.com come uno dei migliori dieci libri del 2007.
L’eccezionalità dell’articolo è dovuta a diversi elementi.
Il tema scientifico-medico trattato, senz’altro non uno degli argomenti in grado di interessarmi (tant’è che credevo si rivolgesse ad una schiera di giovani studenti di medicina). Invece no, il tema è decisamente più universale: il corpo umano, gli ospedali ed in maniera particolare le unità di terapia intensiva.
E’ un termine oscuro. Gli specialisti del settore preferiscono dire che fanno “medicina critica”, ma questo non chiarisce molto la questione. L’espressione “sostegno alla vita” rende meglio l’idea. Le unità di terapia intensiva assumono il controllo artificiale di corpi che non funzionano più.
Segue una lunga accurata analisi di queste unità ed alcuni esempi di casi clinici (scordatevi di incontrare il Dr. House).
Attraverso un discorso in stile matematico-deduttivo e assolutamente avvincente (e forse per questo convincente, ma parlo da accanito lettore di Sherlock Holmes) Gawande dimostra come molte vite umane possano essere salvate da una semplice checklist.
La terapia intensiva è diventata l’arte di saper gestire situazioni estremamente complesse . Ma anche se questa complessità può essere umanamente gestibile. [...] La terapia intensiva ha successo solo quando le probabilità di fare del male sono molto più basse di quelle di fare del bene. E mantenere questo rapporto è difficile. [...] Nel sostegno alla vita dei reparti di terapia intensiva c’è troppa medicina perché una persona sola la possa gestire.
Dopo aver divorata l’articolo di Gawande sono assolutamente convinto dell’utilità delle checklist e della loro versatilità, anche se ciò non è ne implicito ne esplicito nel suo discorso. Eppure:
- aiutano la memoria, specialmente nelle questioni di ordinaria amministrazione che vengono spesso trascurate nelle situazioni critiche,
- rendono esplicite le misure minime da seguire nelle procedure complesse.
Palazzo Madama, 24 gennaio 2008.
Non è mia intenzione parlare di politica, dato che per mia scelta questo blog è luogo deputato a libri e affini.
A volte, però mi sono concesso una parentesi sull’arte.
Quando ho visto le scene del Senato di giovedì 24 gennaio mi è subito tornata in mente una celebre opera d’arte. Per la precisione è uno studio, un bozzetto per la famigerata Battaglia di Anghiari di Leonardo del 1503. Inutile parlare qui di un’opera presente in tutti i libri di storia dell’arte. Tuttavia, cito da Wikipedia:
I personaggi della scena, infatti, lottano instancabilmente per ottenere il gonfalone, simbolo della città di Firenze. La scena riflette il pensiero dell’Artista fondato su una visione pessimistica dell’uomo, che deve lottare per vincere le proprie paure.
Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.
La palma di libro dell’anno 2007 va a Gomorra di Roberto Saviano. In realtà questo romanzo è uscito nelle librerie nell’aprile del 2006 e, grazie ad un certo tam tam mediatico, ha rapidamente conquistato le vette delle classifiche di vendite in Italia. In quella stessa estate si parlava, forse eccessivamente, della figura dell’autore, costretto a vivere sotto scorta perché la camorra se l’era eufemisticamente legata al dito. Nel 2007 il libro ha surfato sulle creste delle classifiche con una costanza vista raramente per un’opera prima.
Inutile dire, che grazie alle cronache di questi giorni, riguardanti Napoli alle prese con l’emergenza (“quindi clamoroso affare economico” Sergio Rizzo, Corriere della Sera 3/1/08 ) rifiuti, viene voglia di risfogliare Gomorra alla ricerca delle parole che ci hanno illuminato, infatti l’emergenza dura da 14 anni. Chi non conosce la realtà campana, difficilmente può comprendere i meccanismi che muovono le persone, criminali e non. Qualcuno ha detto “Napoli è un paradiso popolato di diavoli”. Saviano ha dato voce a questi diavoli. La sua non è un’analisi sociologica, ne tanto meno un reportage sul campo (questo era ciò che pensavo inizialmente), ma un viaggio come dice nel sottotitolo. Esatto, non c’è nulla di più corretto che pensare a questo libro come alla narrazione di un viaggio all’interno del citato sogno di grandezza della camorra, un viaggio nei gironi infernali dello Stato. L’autore, fra rallentamenti e accelerazioni, racconta tutta la filiera del sistema economico criminale. Crimini quasi misconosciuti per quanto non riescono a raggiungere i titoli dei giornali e le case degli italiani attraverso i tg. Qualche servizio, mandato in onda in questi giorni, ha per caso indicato le radici dell’attuale problema monnezza (così la chiamano al sud apostrofa, come fosse una divertita nota di colore, il tg5 del 2 gennaio)? Ma questa è solo una delle strade, uno dei tentacoli dell’impero economico narrato da Saviano, lucido indagatore dei mali della sua terra, la nostra terra.Così si sono concluse le votazioni per il libro del 2007. Per quanto riguarda i dati del pool svoltosi sul Corriere della Letteratura i numeri sono abbastanza esigui. Niente di trascendentale per un blog nato poco più di un mese fa, chiaramente. Non amo sbandierare sondaggi come alcuni politici nostrani, quindi, con beneficio d’inventario possiamo ritenere questo il libro del 2007 (lo è sicuramente per EremoLetterario) in attesa del risultato del tg1 libri.
Nel frattempo, buon Libro del 2008 a tutti.
“Alain Robbe-Grillet è qualcuno. Anzi lo era.”
Il nome di questo scrittore alla maggior parte di noi probabilmente non dirà nulla, a me per lo meno non ha detto nulla sino ad un mese fa. Eppure è uno dei grandi vecchi della letteratura francese. Le Gomme (1953) suo romanzo d’esordio era già riuscito a scandalizzare per la memorabile descrizione, maniacale e minuziosa, degli oggetti. Robbe-Grillet è uno dei teorici e dei più noti rappresentanti della cosiddetta scuola del nouveau roman, che si è proposta di cambiare radicalmente la tecnica del romanzo, escludendo dal tessuto narrativo l’intreccio, lo studio psicologico dei personaggi, l’uso della metafora e sovvertendo l’ordine spaziale e temporale.
Il nouveau roman tende a fare un’operazione di scomposizione dei piani di durata. E’ un modo quasi di composizione cubista. Le voyeur di Robbe-Grillet è un libro scritto nel modo in cui dipingeva Picasso: piani sovrapposti. I volumi sono sovrapposti, e i tempi sono incastrati uno sull’altro. I tempi non hanno la logica dell’orologio, ma del fattuale. Perciò, il nouveau roman spesso alla fine , nei suoi risultati estremi, diventa incomprensibile e illegibile, proprio perchè non si può scrivere un poema in prosa di trecento pagine. Conversazione con Alberto Moravia in Alain Elkan, Vita di Moravia, Bompiani, 2007.
Tornando ad oggi, in Italia, trovano ampio spazio sulle terze pagine dei grandi quotidiani nazionali le polemiche che si stanno consumando al di là delle Alpi per la pubblicazione del suo ultimo romanzo intitolato “perfidamente” Un roman sentimental. In realtà pare che di sentimentale non ci sia proprio nulla. I critici si sono scagliati contro l’ottantacinquenne scrittore per la gratuità delle scene di sesso, la pedofilia e il sadismo (una specie di enciclopedia del provocatorio) che pervade le pagine chiuse di questo romanzo. Si, chiuse. Si scopre, infatti, che in patria il romanzo è stato pubblicato con le pagine non rifilate. Quindi da aprire con un taglia carte, o come più prosaicamente fa notare il Corriere della sera, con il dito, sottolineandone la sua importanza nella letteratura erotica. In libreria si può trovare il volume avvolto nel cellophane, in sostanza non si trova la celebre copia da sfogliare per appagare la nostra curiosità. Si perché questo romanzo potrà o non potrà incontrare i nostri gusti, quel che è certo è che questa morbosa “fiaba per adulti” in Italia è già attesissima. E non di certo dai critici nostrani. In Italia il libro non è ancora arrivato, ma se queste sono le premesse, prepariamoci ad una piena di inchiostro.





