il Corriere della Letteratura

NULLA DIES SINE LINEA

3-Il domani è in gran parte figlio dell’oggi (ed oggi è stata una buona giornata).

con un commento

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Nico. Mancano 2 ore e 47 minuti.

Prezzolati dall’azienda per far saltare il rinnovo del contratto. Nico rilesse quel volantino una decina di volte. Era diabolico, indicava lui e gli altri organizzatori dell’assemblea come spie dell’azienda che cercavano di ostacolare il lavoro dei sindacati, erano loro a voler far saltare il vantaggioso rinnovo contrattuale alla quale la direzione stava lavorando. Vantaggioso per loro, certo! Chi mai avrebbe potuto credere ad una simile baggianata, chi mai avrebbe solo potuto architettarla. Passò un tizio che lavorava lì e che era venuto all’assemblea, se lo ricordava, Nico lo salutò e quello fece finta di non conoscerlo. Gli venne il sangue alla testa, come un pazzo si mise a strappare tutti i volantini da tutti gli uffici, sotto lo sguardo attonito degli operatori, che preferivano far finta di ignorarlo.

Quindi si recò nella sala adibita alla pausa, si mise davanti ad una telecamera a circuito chiuso e con un accendino mise fuoco ai volantini. Voleva far scattare la sirena antincendio, creare un disagio all’azienda, ma l’allarme non era scattato, evidentemente non funzionava, non era a norma. Aveva scoperto anche questo. Li avrebbe potuti denunciare. Se ne rimase a bruciare quei volantini uno ad uno, sentendosi pieno di rabbia da scoppiare, ma allo stesso tempo si sentiva anche un po’ ridicolo. Finché, dal fumo provocato dai volantini bruciati, non spuntò un tizio in giacca e cravatta, neanche quarant’anni, baffetto curato alla Clark Gable e capelli tenuti all’indietro dal gel, si teneva un fazzoletto alla bocca per non respirare il fumo. Si era avvicinato a Nico e lo aveva invitato a recarsi in direzione non appena avesse finito con la sua, ehm, attività. Quindi era nuovamente scomparso nel fumo.

Marilena. Mancano 2 ore e 18 minuti.

Marilena aveva aperto e tagliato i panettoni, aveva posto le fette nei piatti di carta rossa, aveva versato lo spumante caldo nei bicchieri di plastica ed aveva cominciato a distribuire il tutto nelle celle degli operatori. Nella mail c’era scritto che per nessuna ragione gli operatori dovevano abbandonare le postazioni, tanto meno per mangiare il panettone. Era stata quella cosa che le aveva dato una sgradevole sensazione. Che senso aveva quello che stava facendo? Nessuno le sorrideva, né la ringraziavano, lei rimaneva lì, qualche istante ferma, in attesa, ma vedeva solo visi ansiosi di non incontrare il suo, facce che masticavano amaro. Aveva di colpo una gran voglia di andarsene da lì. Perché era andata a lavorare il giorno di Natale. Mario aveva salutato perfino la rumena che fa le pulizie, ma lei non l’aveva mai visto! Le cambiavano il turno quasi ogni giorno, mattina, pomeriggio, sera, pomeriggio, mattina, sera, pomeriggio, alla fine le sembrava di essere sempre lì dentro. Portò il panettone e lo spumante caldo a Walter, uno degli operatori più simpatici, la metteva sempre di buon umore. Ma Walter, non appena l’aveva vista aveva fatto una faccia schifata e guardando il panettone aveva detto “ma te rendi conto? Tojme sta robba dall’occhi. Sei ridicola Marilè, fattelo dì”

Marilena era tornata a sedersi dietro la sua scrivania. Si sentiva come un pugile che ha appena preso in faccia il gancio che lo mette definitivamente KO. Qualcosa le premeva sul petto impedendole di respirare bene. Bevve il bicchiere di spumante d’un fiato e tossì, accorgendosi di quanto fosse acido. Quello spumante faceva schifo. Guardò il suo vestito e, anziché trovarlo elegante come al solito, le sembrò solo inappropriato a quel luogo e si percepì come se fosse nuda. Qualche operatore dal fondo reclamò la sua fetta di panettone, si ricordò che non aveva ancora finito il giro. Si accorse con la coda dell’occhio che la donna delle pulizie si era cambiata e stava andando via, in mano aveva quattro scatole di panettone e un paio di bottiglie di spumante. I loro sguardi si incrociarono per un attimo, Marilena disse Buon Natale, o forse non lo disse, ma lo pensò. Si girò verso il computer ed iniziò a scrivere una lunga mail di fuoco a Mario, una lettera di congedo, quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro lì dentro.

Bruno. Manca un’ora e 45 minuti.

Certo! Era proprio lui, Bruno finalmente aveva riconosciuto l’operatore appena arrivato che si era sistemato nella cella vicino alla sua, era il condomino di suo suocero, quello che era venuto a portargli lo spumante buono. Aveva detto che nel pomeriggio sarebbe andato al cinema con la moglie. Altrochè, eccolo là. Anche lui lo aveva visto e riconosciuto, ma fece finta di nulla.

 Fatto. E adesso? Il cliente era ancora in linea, Bruno ricadde dalle nuvole e disse: E adesso spenga tutto e lasci perdere, mi creda se lo installa  domani questo software non cambia è sempre la stessa stronzata che non le servirà mai. Auguri. Bruno mise giù, si alzò, si avvicinò al tavolo dove era seduta Marilena intenta a scrivere alacremente una mail, prese un bicchiere di plastica di quelli destinati allo spumante e vi versò del whisky. Quindi andò dal condomino di suo suocero e gli offrì il bicchiere “Se lo beva alla nostra salute”  Bruno tornò alla sua postazione e si infilò la giacca, nell’uscire si accorse che c’era il megafono che Nico usava nelle assemblee posato accanto alla postazione vuota di Nico. Lo prese, ingollò il whisky sotto gli occhi di tutti ed uscì. Aveva una gran voglia di stare con sua moglie e sua figlia. Magari potevano andare al cinema. Niente e nessuno poteva impedirglielo.

Nico. Manca un’ora e 3 minuti.

 - La sua lettera di dimissioni, firmi pure qui in basso.  – Posso leggere prima? Domandò Nico nel prenderla. C’era scritto: rescissione unilaterale del contratto, in quanto è venuta a mancare la fiducia reciproca nel rapporto di lavoro. Certo che ci sapevano proprio fare con le parole.  – E ci ringrazi se non la denunciamo.  – Ringraziatemi voi, visto che l’allarme antincendio non funziona.

Erano in tre davanti a lui, tra cui quello col baffetto alla Clark Gable, la reazione a quella frase era stata solo qualche risatina trattenuta.

Aveva strappato e gettato quella lettera nel water, ci aveva orinato sopra e aveva scaricato l’acqua. Si era guardato allo specchio, era stanchissimo e furioso allo stesso tempo. Aprì il rubinetto e si versò l’acqua gelida in faccia, sentiva dei rumori provenire da un’ altra toilette. Scaricò la sua rabbia dando un pugno forte sulla porta del bagno da cui arrivava il rumore ed uscì.

Il sole stava tramontando, ma ci si vedeva ancora. Era salito in cima all’ultimo piano, c’era una porticina di ferro che dava sul tetto. Non gli fu difficile scardinarla ed aprirla per poi uscire. Uno degli ultimi lavori che aveva fatto, prima di entrare lì, era stato l’elettricista. Una mattina gli capitò di riparare proprio una centralina dell’edificio. Quello era stato il suo primo approccio col call center e non gli era sembrata una brutta idea provare ad entrarci. Adesso, mesi dopo, Nico stava riaprendo quella centralina, se la ricordava abbastanza bene, non sarebbe stato difficile mandarla in corto e provocare un incendio. La gente avrebbe fatto in tempo a mettersi in salvo e quel posto sarebbe bruciato, magari non tutto, perché i pompieri arrivano anche a Natale, però sarebbe stato un bel danno. Nico guardava fisso la centralina, meditava sulla possibilità di diventare un vandalo o meno.

Walter. Mancano 16 minuti.

Walter voleva mettere i vermi nelle toilette dei piani alti, dove c’erano gli uffici della dirigenza. La donna delle pulizie stava andando via, quindi avrebbero pulito di nuovo l’indomani. Si sentiva stupido ed eccitato al tempo stesso con quella roba nello zaino. Entrò nel bagno e chiuse a chiave la porta. Se li era fatti dare dal tizio con cui divideva l’appartamento all’Eur, il quale li usava la domenica per andare a pescare. Li avrebbe messi nel dispenser del sapone e in quello dei fazzoletti di carta per asciugare le mani. Si era infilato in un bagnetto e stava per estrarre la busta quando sentì che nell’antibagno c’era qualcuno che stava aprendo un lavandino.  Si chiuse dentro a chiave, il cuore gli schizzò a tutta velocità. Improvvisamente la sua voglia di ribellione si sgonfiò, iniziò a vergognarsi dell’idea assurda che gli era saltata in testa, ma come cazzo gli era venuta?  Si rendeva conto di cosa poteva accadergli se lo beccavano. Che ribellione era mai quella? Di colpo, la roba che aveva in mano gli si aprì, lasciando fuoriuscire quello schifo per terra. Walter cercò con i piedi di tenerla lontana dalla porta, perché nessuno vedesse, iniziò a raccoglierli uno a uno, ma gli tremavano le mani. Infine qualcuno tirò una botta forte sulla porta e lui si ritrasse terrorizzato. Subito dopo, sentì che quel qualcuno usciva dal bagno sbattendo con violenza la porta dietro di sé. Provò ad uscire, ma in quel preciso istante entrò un’altra persona dagli uffici della direzione, forse insospettita dai rumori. Walter si richiuse nuovamente dentro, vuotò l’intera busta di vermi nel water e scaricò svariate volte.

Quando uscì, si mise una mano sulla pancia, la vista dei vermi e la paura di essere scoperto gli aveva messo un po’ sottosopra lo stomaco. Tornato sulla scalinata si accorse che arrivava aria fredda dall’alto, doveva esserci la porta del terrazzo aperta. Avrebbe preso una boccata d’aria prima di tornare al suo posto.

Salì e trovò Nico seduto di fronte alla centralina, si voltò appena verso di lui, senza dirgli nulla. Walter gli si sedette accanto.

Ehi lassù, direttori, dirigenti, o chi cazzo siete, visto che nessuno vi vede mai! Andate a farle voi le telefonate ad 1 euro e 70! Sentendo quelle grida si girarono verso il parcheggio in basso. Bruno aveva preso il suo megafono e lo stava usando dal parcheggio verso gli uffici. Il domani è in gran parte figlio dell’oggi ed oggi è stata una buona giornata. Gridò Bruno e poi si mise a ridere. Appoggiò il megafono per terra, mandò giù l’ultimo sorso dalla bottiglia che aveva in mano e, constatato che era vuota, la gettò in un cassonetto e se ne andò. Meno male che Bruno veniva a lavoro in metro, pensò Walter.

Nico e Walter rimasero a guardare in basso verso il parcheggio, in silenzio, sospesi nel vuoto, con la mente sgombra di pensieri, quando ormai ci si vedeva solo grazie alle luci artificiali ed il turno sarebbe finito da lì a qualche minuto. Potevano tornarsene a casa, per poi ritornare lì l’indomani. Tutto uguale. 

Di sotto videro una donna uscire con quattro scatole di panettone in mano e un paio di bottiglie. Videro anche due carabinieri, tenevano sotto braccio una donna vestita di rosso che continuava a voltarsi verso gli uffici come se chiamasse qualcuno.

Un aereo passò basso sopra le loro teste, stava per iniziare l’atterraggio verso Ciampino. 

Walter si girò verso il Centro Commerciale Cinecittà 2, notò che c’erano due ragazzini, avranno avuto circa sedici anni, si erano dati appuntamento lì per scambiarsi i regali di Natale e si baciavano appoggiati al muretto.

Che razza di idea, farsi gli auguri di Natale nel parcheggio di un centro commerciale!

Written by Daino

Venerdì 9 Maggio, 2008. a 19:38

Pubblicato in Racconto

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Una Risposta

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  1. Complimenti sinceri a Daino per questo racconto tripartito. Un gioiellino che scorre veloce nelle vene e nel cervello (molte situazioni azzeccatissime!). Visto che è stato scritto ben prima dell’uscita di “Tutta la vita davanti” ambisce di diritto alla qualifica di antesignano di un genere…

    Anlexiang

    Giovedì 15 Maggio, 2008. alle 23:38


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