Il Bibliografo è solitamente il disseminatore di una opinione piuttosto che il suo originatore
Come non vi sono leggi civili che impediscano a chiunque di farsi Autore, e di scrivere per il pubblico: così non pare ve ne siano che limitino o inficino la libertà di ciascuno di rendersi censore o giudice di quegli.
Adrien Baillet, De la liberté de juger, 1685-1686
Primavera delle idee
Non c’è alcun motivo per cui le scienze umane dovrebbero tutte adottare la medesima metodologia. Le controversie possono essere altamente produttive. La storia da sempre fiorisce allorché differenti tipi di scrittura storica siano disponibili sullo stesso scaffale, quando problemi attorno a “ciò che è accaduto” siano stimolati dalle domande “chi l’ha detto?” e “questo cosa significa?”
Christopher A. Bayly, La nascita del mondo moderno 1780-1914, 2004

Claudio Permiggiani, Campo dei fiori, Biblioteca d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, Bologna
MAD MEN
Pensaci molto intensamente. Poi dimentica tutto.
Vedrai che l’idea ti esploderà davanti.
Donald “Don” Draper, Creative director Sterling Cooper Advertising Agency
Un esordio autodemolito: Slow learner

Darshan Zenith, "Cadillac Hearse" or, perhaps, "Eternal Summer"
Ormai alcuni anni fa ho letto L’incanto del lotto 49 di Thomas Ruggles Pynchon Jr. rimanendone fortemente impressionato. Un romanzo breve dalle mille sfaccettature, un vero e proprio diamante, in cui una giovane casalinga Oedipa Maas - e con lei il lettore – si trova suo malgrado invischiata sempre più in un complotto inestricabile. Successivamente ho preso a informarmi su questo curioso autore e sulla letteratura così detta postmoderna. Alla fine ho deciso di iniziare una lettura “totale” della sua opera in attesa di Against the Day (Contro il giorno a breve in Italia, dire che in patria è stato «stroncato» è quasi un «understatement») e Inherent Vice.
I suoi racconti giovanili sono ora raccolti in Un lento apprendistato, celebre per l’introduzione dell’autore stesso.
Trenta pagine di puro Pynchon-su-Pynchon in testa alle 200 che inanellano cinque short stories scritte in formidabile crescendo dal ‘58 (Pioggerella) al ‘64 (L’ integrazione segreta certamente il migliore del lotto, non a caso il più tardo). Vergate nell’ 84, quasi vent’ anni dopo il folgorante debutto con V. e quasi dieci dopo la consacrazione (National Book Award) con L’ arcobaleno della gravità, misero in riga tanto i critici avversi che i pynchoniani troppo entusiasti. Lui prendeva entrambi in contropiede, auto accusandosi beffardo di mancanza d’ orecchio, ingenuità, approssimazione scientifica, e poi razzismo, confusione, scarso uso del dizionario, plagio di vecchie guide Baedecker. I rilievi di Pynchon risultano forse più interessanti dei racconti. Per alcuni, come Entropia, la sofisticazione dell’umorismo e dell’intreccio è senz’altro un pregio invidiabile, per altri sembrerebbe scadere in un vuoto formalismo. D’altronde nel mettere in mostra un apprendistato sono più le debolezze e gli errori quelli che vengono a galla. I Trilobiti di Breece D’ J Pancake (Breece Dexter John Pancake) sono distanti anni luce. O meglio ere geologiche.
“Abbiamo cataloghi di musei, non abbiamo atlanti artistici.”

Anselm Kiefer, Naglfar, 1998
le teorie sono reti: solo chi le butta pesca
Franco Moretti, grande studioso del Romanzo, in Atlante del romanzo europeo 1800-1900 si potrebbe dire che non fa altro che pescare. Teorie, linee evolutive della geografia europea, mentalità e molto altro ancora possono essere rintracciati nei romanzi europei Ottocenteschi. Dai romanzi sentimentali a quelli storici e dal romanzo di idee al picaresco, Moretti ci conduce nelle più straordinarie creazioni dei grandi della letteratura. Da come l’Inghilterra è divenuta un’isola grazie ai romanzi di Jane Austen, alla polarizzazione fra bene e male nella Londra di Conan Doyle e Dickens e soprattutto l’egemonia culturale della Parigi di Balzac, vera e propria Hollywood del romanzo nell’Ottocento. Il romanzo europeo ha contribuito alla costruzione dello Stato-Nazione, ha fuso campagna e città e messo a nudo le contraddizioni coloniali. Insomma un attore della geografia e della storia.
É possibile disegnare delle mappe e tracciare delle linee sulla base di questi romanzi? Ovviamente si, ed è su queste carte che bisogna lavorare (o se si vuole interpretare) e i risultati sono sorprendenti e illuminanti. Si possono addirittura azzardare nuove teorie sugli stili. Dalla Morfologia della fiaba di Propp alla Orografia del romanzo europeo il passo è davvero breve. Non manca una geografia della letteratura, i gusti dominanti dell’Ottocento o i generi che hanno trionfato nella maggior parte dei Paesi, esercitando in seguito un’egemonia culturale i cui effetti sono ancor oggi ben visibili, poiché
gli esseri umani esigono soluzioni soddisfacenti, non ottimali [...] Una volta trovata una soluzione che funzioni, la cosa di solito basta
Ogni cartografo rischia nel costruire le proprie mappe, e certamente è obbligato a “radicalizzarne” le impostazioni e dunque anche l’Atlante che Moretti ci offre sarà certamente discutibile. Ma è come se si aprissero porte e finestre: si ha la sensazione che lo spazio, il suo sentimento, la sua forza generatrice, non nuocciano in alcun modo alla Storia e alle storie, né siano in antagonismo con la lettura “interna” delle forme, e che piuttosto ne dilatino l’orizzonte, spesso un po’ compresso.
L’Aquila
«Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in 30 secondi circa ucciso circa 30 mila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettarono la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. [...] Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. [...] La maggior parte dei morti giaceva ancora sotto le macerie. I soccorsi stentavano a mettersi in opera. Gli atterriti superstiti vivevano nelle vicinanze delle case distrutte, in rifugi provvisori. Si era in pieno inverno, quell’anno particolarmente rigido. Nuove scosse di terremoto e bufere di neve ci minacciavano.»
Ignazio Silone, Uscita di sicurezza (1949)
Post 11 settembre, sogni e sconfitte della New York a dimensione-Gatsby
Alla guida di un auto noleggiata lungo il Saw Mill River e la Taconic State Parkways, Hans, un olandese transfugo a New York, pensa ai tipici nomi del suo paese – Yonkers, Cortlandt, e naturalmente Verplanck Peekskill – che spuntano tra luoghi come Mohegan, Chappaqua e Ossining, e trova se stesso sovrapposto al paesaggio – regressive immagini di olandesi e indiani, visioni non derivanti da una matura riflessione storica, ma da un infantile senso delle cose irresponsabile e cinematografico. – Ha un analogo senso della vastità americana e delle sue possibilità panoramiche quando viaggia sull’Hudson dagli scorci spettacolari e dalla vista incontaminata di foreste e montagne “capaci di annullare i secoli” – viste inimmaginabili, dice, a chi è cresciuto nel congestionato, sovrappopolato paesaggio dei Paesi Bassi.
Si intitola Netherland, è l’ opera di uno scrittore fino a ieri sconosciuto, e sarà il più bel romanzo straniero del 2009, o come minimo uno dei più interessanti e originali e magnificamente scritti. Perché la letteratura, quella che ci conquista, è un’ opera di magia, e la magia richiede un atto di fiducia nell’ irrazionale. Altri saranno di parere diverso. Noi abbiamo scelto questo romanzo di Joseph O’ Neill che uscirà a primavera da Rizzoli: un libro dalle lunghe frasi capaci di contenere mondi interi, che sembra originare quasi per partenogenesi dal Grande Gatsby di Fitzgerald, sullo sfondo di un’ America in preda a un grande cambiamento sociale. Ma soprattutto perché dalla prima all’ ultima pagina, la voce narrante di Netherland respira nella frase conclusiva del capolavoro di Fitzgerald. Quella che dice: «Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato».
Stephanie Meyer e il vampiro “adolescente” che resiste ai propri impulsi

Edvard Munch, "Love and pain" (meglio noto come “The vampire”), 1893-94
Si sa, i miti vengono continuamente riadattati nell’attualità e sulle nuove esigenze e stili di vita della modernità. Così Freud aveva ritrovato nella maggior parte dei miti greci i comportamenti umani, allo stesso modo oggi è possibile riutilizzare uno dei tanti miti moderni: Don Chisciotte, Robinson Crusoe, Faust, Don Giovanni e Dracula per produrre storie interessanti e di successo. Le narrazioni odierne si scostano dal mito solo nella misura in cui sono sopravvenute le contingenze dei nostri anni. Il Crusoe del XXI secolo non è più l’uomo razionale e pre-illuminista capace di portare le sue conoscenze su un isola deserta con il desiderio di civilizzare Venerdì. I Crusoe del XXI secolo sono i protagonisti della fortunata serie Lost (negli Stati Uniti giunti alla V stagione), precipitati su un isola dove non vi sono selvaggi, ma persone già civilizzate pronte a uccidere in difesa del loro territorio. Curioso non trovate? L’uomo moderno porta la guerra anche su un minuscolo scoglio nel Pacifico.
E anche Dracula si deve “adattare ai tempi”. Straordinario esempio Twilight il primo capitolo della saga creata da Stephanie Meyer. La giovane Isabella si trasferisce nella piovosa Forks nello stato di Washington. A scuola conosce l’etereo (dov’è finito il tenebroso?) e scontroso Edward. Fra i due adolescenti fiorirà l’amore, ma la natura vampiresca di Edward creerà a entrambi non pochi problemi (d’altronde, per essere stati pubblicati già 4 romanzi mi sembra il minimo). Insomma saper sfruttare un vecchio mito non garantisce il successo di per sé se ad esso non si aggiungono delle varianti in grado di aggallare i nostri tempi. Il vampiro non è più quindi come 30 o 40 anni fa il capitalista del film Hanno cambiato faccia. Perde gran parte della sua pericolosità, anzi sembra controllarsi perfettamente capace com’è di resistere al suo primario impulso: il sangue umano (si nutre infatti di sangue animale) e al molto più terreno impulso romantico: quello sessuale. Non a caso si tratta di adolescenti e il morso sul collo non sferrato è un pò come il rapporto sessuale non consumato. In un articolo apparso sul Corriere della Sera martedì 17 febbraio si faceva per l’appunto riferimento a questo boom dei vampiri teenager coi “denti da latte”, “che provano un richiamo sessuale molto debole, giusti per questa generazione di ragazzi senza una forte identità di genere”. Non mi sento di relegare queste letture ai soli adolescenti, non a caso io stesso per dovere di cronaca ho letto Twilight, ma siamo davvero sicuri che – abbandonati i castelli e la Transilvania, il sangue umano e i paletti di frassino a favore di cellulari, anonime cittadine statunitensi e surrogati ematici – siamo pronti ad rinunciare anche alla forte componente sessuale che mista all’orrore ci dava brividi da sublimazione.
sarcastic space alien

American Dad! - Il rompiglione (I stagione, episodio 5)
Area 51.
Roger: Non uccidermi, so che sembra una frase fatta, ma io non voglio ucciderti.
Stan: Ma dai! Tu sei l’alieno? Dicevano che eri grosso e avevi gli artigli…
Roger: Gli artigli ce li ho: guarda quanto sei ciccione. Hai sentito? Battuta graffiante.
L’ultima arrivata. (post)-colonial studies

Cap. Manfredo Camperio
Scrivendo questa memoria non ci siamo proposti di esporre un piano di campagna – non ci crediamo da tanto. – Abbiamo solo cercato di far entrare nella pubblica opinione quanto sia necessario di studiar bene il territorio che fa parte della nostra colonia, prima di ingolfarci in una guerra. Il vero scopo di questo opuscolo si può quindi riassumere nel concetto: <<Esplorare prima di combattere>>.
Manfredo Camperio, Da Assab a Dogali. Guerre Abissine, Milano, Fratelli Dumolard Editori 1887







